Don’t fight the Fed

Federal Reserve Building, Washington DC, USA

Il vecchio adagio di Wall Street -mai mettersi contro la Federal Reserve– ancora una volta identifica con millimetrica precisone la situazione in atto sui principali mercati finanziari, nonché lo stato dell’economia nel suo complesso del più grande mercato del mondo: l’economia americana. Le mosse della Federal Reserve, già preannunciate agli inizi di settembre dal governatore Bernanke, hanno trovato conferma nell’ultima riunione del FOMC tenutasi la settimana scorsa. Le decisioni assunte relativamente all’entità del “quantitative easing” e la precisazione che i tassi di interesse resteranno agli attuali livelli per lungo tempo, ha fatto da detonatore ad una situazione già positiva presente sulle principali borse mondiali, consegnandoci per i prossimi anni un mercato azionario globale in termini Secolari decisamente al Rialzo. Comunque ciò , non ci metterà al riparo da situazioni di crisi regionali come quella greca dovuta alle crescenti preoccupazioni sul debito sovrano, che ha coinvolto tra l’altro altri stati europei -PIGS- tra cui l’Italia, ma le confinerà tra i movimenti secondari di correzione.

I critici di questa situazione sono tanti, per fortuna, e sostengono che l’azione aggressiva della Federal Reserve potrà creare danni alla economia mondiale, generando nuove bolle speculative e incipienti rischi inflazionistici, dimenticandosi che faticosamente stiamo uscendo dalla peggiore crisi economica degli ultimi settanta anni, che ha generato un livello di disoccupazione nell’area Ocse a livelli insostenibili e che solo grazie all’azione della Banca Centrale Americana e delle economie dei mercati emergenti –Cina, India, Brasile- sta riguadagnando faticosamente l’uscita definitiva dal tunnel della recessione.

Il grilletto azionato dalla Federal Reserve, pone il sigillo definitivo su una situazione che presenta un quadro tecnico già in movimento e la rottura rispetto alla precedente situazione di mercato secolare al ribasso trova conferma tecnica anche nell’ analisi dei cicli di Benner-Fibonacci, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, e nei cicli economici di Kondratieff, che segnalano all’unisono crescita dei mercati finanziari ed espansione economica almeno per i prossimi sette/dieci anni.

grafffffffFig – Ciclo Benner-Fibonacci

Naturalmente il rischio di avere correzioni anche significative ed eventuali situazioni di crisi finanziare ed economiche è sempre presente, ma l’azione decisa e determinata della Federal Reserve ha reato,probabilmente, il presupposto per scongiurare la minaccia deflazionistica che incombeva come una mannaia sulla economia mondiale e sui mercati finanziari.

eeeeeeeeeeFig Le onde di Kondratieff e l’indice S&P 500

 yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyFig –L’indice S&P 500 aggiornato alla chiusura del 05 Novembre 2010

Il quadro fondamentale trova invece l’elemento catalizzatore nelle elezioni americane, che con la vittoria dei repubblicani rompe il modello adottato fino ad oggi dall’amministrazione Obama nella visione e nella soluzione dei problemi che affliggono gli Stati Uniti d’America. La nuova situazione spingerà il presidente verso un approccio più pragmatico e l’influenza del nuovo congresso americano dominato dai repubblicani farà il resto. La futura agenda economica si concentrerà sulla riduzione dell’enorme deficit federale con un taglio deciso alle spese anzichè un aumento delle tasse e la revisione di alcune importanti riforme tra cui quella sanitaria, che sta generando un indiscriminato aumento del costo del lavoro.   Il nuovo quadro politico-istituzionale americano si integra perfettamente nel cosiddetto “ Presidential Election Cicle” che storicicamente vede il terzo anno di presidenza in generale -il grafico sotto è molto esplicativo come il più performante della borsa americana, con innegabili risvolti positivi anche a livello globale.

ytrrfhfghfghfghfghfghfghfghFig – I cicli elettorali americani

La vecchia Europa e l’Italia

In ambito europeo le frizioni e le divergenze non sono mai state così evidenti: la Germania cresce al ritmo della Cina grazie alle sue esportazioni, la Francia arranca dietro, ed il resto dell’Europa, tra cui l’Italia, è alle prese con i problemi del debito sovrano che zavorrano i listini azionari, la ripresa economica e il super euro. Per quanto ci riguarda abbiamo ora anche un problema di stabilità politica. Sicuramente nei prossimi mesi assisteremo alla crescita delle borse di Germania, Francia, Gran Bretagna e paesi Nordici, verso i nuovi massimi. Per quanto riguarda i cosiddetti PIGS il discorso è un po’ più complesso, si muoveranno tra UP e DOWN fino a quando non daranno precisi segnali di stabilità finanziaria. Il quadro tecnico dell’Italia presenta segnali interessanti, ma nelle prossime settimane vedremo come la nuova situazione politica inciderà sulle aspettative del nostro debito pubblico, sulle riforme economiche e sulla crescita del nostro listino.

Gli eventi catalizzatori discussi nel precedente report stanno già manifestando gli effetti, infatti la maggior parte degli indici americani ha registrato nuovi massimi di periodo. Gli effetti positivi si sono riversati a catena su tutte le borse mondiali. Il Trend è decisamente UP è lo stato 1 ci conferma il buon momento.

L’indice FTSE 100 conferma la sua leadership tra gli altri euro facendo segnare il nuovo massimo rispetto al precedente di aprile, bene anche Omx, arranca pur confermando in trend UP l’indice della borsa svizzera.

Tra i cosiddetti BRIC -tutti decisamente UP– riteniamo che l’indice cinese nei prossimi mesi tenderà ad outperformare rispetto agli altri. La borda brasiliana e indiana hanno raggiunto i massimi del 2007 e le restrizioni monetarie sui cambi sicuramente impatteranno negativamente. L’indice russo seguirà la tendenza a livello globale.

L’Hang Seng è decisamente proiettato al rialzo mentre l’indice nipponico decisamente in trend Down trova un bottom di periodo e da segnali di volersi unire agli altri indici a livello globale. Singapore e Taiwan proseguono la salita confortati da onda tre.

La manovra della Fed ha comportato un indebolimento del dollaro generalizzato nei confronti delle principali valute che, però, dalla seduta di venerdì ha cominciato a ridimensionarsi. In ogni caso la debolezza del Dollaro americano trova conferma nel Dollar Index che presenta un trend Down ben delineato ed ha fatto registrare nuovi minimi nelle scorse sedute. Il cross Us Dollar/Australian Dollar presenta un trend Down incipiente e trova riscontro anche nel generalizzato rafforzamento delle ommodities. L’euro, su cui gravano le continue voci relative ai problemi sul debito sovrano dei paesi periferici dell’area, nelle scorse sedute si è indebolito, ma mantiene inalterato il trend Up nei confronti del dollaro e della sterlina.

L’ azione della Fed ha decisamente spinto al rialzo le commodities, tutte in trend UP; crediamo che il palladio, il platino e l’argento outperformeranno.

I prezzi dei Bond americani sono scesi, ma restano ancora in un trend UP, ovvero tassi al ribasso o tendenzialmente stabili. Il bund sta beneficiando dell’allargamento degli spreads in atto la settimana scorsa in ambito UE ma resta correlato al bond americano, identica situazione per il gilt inglese. Il nostro BTP nel corso della settimana appena trascorsa ha visto allargare lo spread rispetto al bund tedesco mantenendo i tassi a lunga sotto pressione, ma ancora in trend up , la situazione politica interna e le aspettative sul debito sovrano pesano.

I tassi a breve resteranno ai livelli attuali per molti mesi, è comunque interessante seguire le evoluzioni della BCE e il contenzioso che si e aperto con la commissione europea rispetto al patto di stabilità, gli esiti potrebbero essere inediti e forieri di cambiamenti significativi.

WEEKLY ANALYSIS:

La Volatilità come indicatore di Sentiment La volatilità è un indice della variazione media percentuale dei prezzo nel tempo. Uno degli indicatori di volatilità più interessanti ai fini dell’analisi del Sentiment è l’indice Vix. Il Vix misura la volatilità implicita a breve termine delle opzioni “at the money” sull’indice S&P 500, ossia misura il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare per opzioni che permettono di vendere un titolo ad un prezzo determinato entro un certo periodo di tempo, proteggendosi quindi dal ribasso. Abbiamo messo in relazione l’andamento dell’indice S&P500 con l’indice di volatilità valutandone la correlazione.

Analizzando in prima battuta l’andamento del Vix si osserva che, durante una fase di mercato rialzista la volatilità tende a diminuire, mentre durante gli impulsi correttivi tende ad aumentare repentinamente. Valori estremi del Vix si registrano su minimi importanti del mercato azionario Usa, mentre ad un calo della volatilità si registra una crescita dell’indice azionario ed inoltre valori molto bassi non necessariamente individuano massimi del mercato azionario. Il livello 40-45 dell’indice Vix, fatto registrare a maggio 2010 e superato negli ultimi 20 anni solo nel trimestre ottobre dicembre 2009, ha individuato molto spesso i minimi del mercato azionario Usa; ottobre 1990 (guerra del golfo), novembre 1997 (crisi Asia), ottobre 1998 (crisi bond emergenti ed LTCM), settembre 2001 (twin towers) e luglio-ottobre 2002 (scandali contabili Usa).

Analizzando le serie storiche inoltre abbiamo riscontrato che esiste una correlazione inversa particolarmente significativa tra i due andamenti, ed in particolare: in un intervallo di significatività compreso tra 1 e -1, dai massimi fatti registrare nel 2007 ad oggi la correlazione è pari a -0.67e raggiunge valori pari a -0,87 se si prende come periodo di riferimento solo l’ultimo anno.

yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyFig Confronto indice Vix e S&P500

Nelle scorse sedute il Vix ha raggiunto dei livelli significativi portandosi in area 18, livelli prossimi ai minimi fatti registrare ad aprile 2010, maggio 2008 e dicembre 1007. La violazione di questi livelli in area 16 confermerebbe ulteriormente il sentiment positivo dei mercati azionari, americani in particolare, che hanno spinto gli indici a far registrare nelle scorse sedute nuovi massimi di periodo.

Analisi Settoriale

Tra i settori migliori si confermano, come nelle settimane precedenti, quelli legati all’oro e argento che stanno facendo registrare un deciso trend a rialzo. Anche le azioni legate a internet sono tornate di forte interesse, lo conferma la posizione di Internet-Network tra i settori leader. Un importante settore è anche quello del comparto auto che vede tra i primi posti le azioni legate a componenti per auto (Auto/Truck-Replace Parts) e alle macchine agricole (Machinery-Farm).

La parte bassa della nostra classifica settoriale è composta principalmente da quei settori legati al comparto bancario-finanziario, tale debolezza è anche la causa degli ultimi cali del nostro indice (Ftse-mib) composto principalmente da banche. Il settore finanziario è stato in effetti nell’ultimo periodo quello più sensibile alle notizie provenienti dal fronte macro.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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