Il fattore A… ngelina

Tra i tanti indicatori economici e fondamentali da tenere sotto stretta osservazione, soprattutto di questi tempi, c’è il Fattore Angelina Merkel, ovvero il fattore tedesco. La Germania, memore delle vicende e delle conseguenze economiche e finanziarie della Repubblica di Weimar, ha adottato nell’ambito del modello di economia sociale di mercato, come sua stella polare, la “stabilità monetaria“. Stabilità da perseguire ad ogni costo e al di sopra di tutto, è la stessa Costituzione Tedesca a contemplare ciò ed a porsi come guardiano di tale obiettivo, insieme alla Bundesbank – Banca centrale tedesca.

Sin dal dopoguerra, pur di avere una moneta forte e stabile, i tedeschi non hanno mai esitato a scatenare crisi diplomatiche nel percorso della costruzione europea o crisi globali di natura finanziaria, nell’ambito dei rapporti con i principali partner, tra cui gli Stati Uniti. Memorabile è il diniego, nei giorni precedenti il crollo del 1987, dato al Segretario al Tesoro Baker ad alzare i tassi di interesse. Cosa fece la Bundesbank? Alzò i tassi di interesse, facendo da detonatore alla già precaria situazione che si era sviluppata sulla borsa americana. Il chart di seguito riportato ne mostra gli effetti.

eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeFig. Crollo del Dow Jones nell’ ottobre 1987

Nel 1992 pur di proseguire nel percorso della riunificazione germanica, i tedeschi non esitarono a far saltare lo SME, portando alla pesante svalutazione della lira e della sterlina. La Banca d’Inghilterra ne uscì completamente umiliata dal tentativo di difendere la propria valuta, mitico è il profitto realizzato da Soros in quelle operazioni.

Venendo alla storia recente, significativa è l’egemonia che la Bundesbank, con il suo modello, esercita sulla Banca Centrale Europea, tanto da spingerla nell’estate del 2008, in piena crisi, e per ben due volte, ad attuare politiche restrittive con una manovra sui tassi di interesse e sulle riserve. Per poi innescare velocemente la marcia indietro a fine settembre onde evitare il fallimento della Hipo Real Estate, principale emittente di Pfandbrief, titoli garantiti dallo Stato tedesco, scongiurando in questo modo il collasso dell’intero sistema finanziario europeo. Ancora una volta, la salvaguardia degli interessi tedeschi… Devastante per i mercati e per l’euro è il primo “nein” sul salvataggio della Grecia, per poi intervenire e salvaguardare le banche tedesche piene di bond greci. Ed infine recentemente, pur di fermare la salita dell’euro contro il dollaro non esitano ad effettuare dichiarazioni e richieste improvvide sul meccanismo cosiddetto “salva Stati” scatenando la speculazione contro l’Irlanda, per poi spingerla ad accettare gli aiuti, in nome degli interessi sempre ed esclusivamente tedeschi.

Nel frattempo, se la borsa e l’economia tedesca volano a ritmi cinesi e gli altri restano al palo, un motivo ci sarà: i grafici riportati evidenziano tali differenze.

asasasasasasasasasFig – Andamento dell’indice Dax 30 aggiornato al 19/11/2010

fffffffffffffffffFig – Andamento dell’indice FTSE MIB aggiornato al 19/11/2010 

ggggggggggggggggggggggggggggFig – Andamento dell’indice IBEX 35 aggiornato al 19/11/2010 

 La domanda che in tanti incominciano a porsi è: ne vale la pena in nome dell’euro? Siamo in grado di adeguare la nostra disciplina fiscale e aumentare la nostra competitività al livello tedesco? Forse si, forse no, è un’altra complicata storia. Comunque, avviso ai naviganti sui mercati finanziari: occhio al fattore ANGELINA.   

 LE BORSE IN POCHE PAROLE

Nonostante lo stop su tutte le borse mondiali intervenuto nelle due ultime settimane per le preoccupazioni sul salvataggio irlandese e sulla stretta monetaria cinese, le prospettive per il mercato azionario americano, inglese e tedesco sono buone; il trend in atto proseguirà con decisione, lo stesso si delinea per le borse asiatiche. Il nostro mercato dovrebbe risentire degli effetti positivi del salvataggio irlandese, ma la preoccupazione che ci sia un prossimo da salvare, se non dissipata velocemente, peserà, in generale sulla nostra borsa e sulla nostra economia.

Il rintracciamento iniziato nelle ultime settimane probabilmente è in fase terminale. Questa indicazione ci è data dal fatto che tra il 18 e il 19 novembre tutti gli indici sono in stato 1 e il solo Nasdaq è in stato 2. Naturalmente trend Up.

Il Dax30 e il Cac40 seguiranno l’onda lunga con Up e Down tecnici; gli altri indici europei seguiranno. Il nostro Ftse Mib deve recuperare velocemente quota 21000, passando in trend Up per incominciare a guadagnare momentum al rialzo.

Via con il vento del trend Up: il mercato svizzero sta guadagnando momentum.

Il movimento di questa settimana sul mercato cinese è stato generato e amplificato dalla stretta monetaria che la Banca centrale cinese ha attuato. Al momento su questi livelli è possibile rientrare per riprendere il trend Up. Identico discorso per il mercato indiano. L’indice Bovespa probabilmente è in una fase laterale di trend Up, mentre il mercato russo continuerà stabilmente a salire.

Ripresa dell’indice giapponese che entra in trend Up; probabilmente le prossime sedute confermeranno ciò, con l’obbiettivo di raggiungere l’area posta a 11500. Ripresa Up di tutti gli altri indici dopo il ritracciamento.

Il Dollar Index ha incominciato a ripiegare, sintomo della debolezza generale del dollaro. Il cross euro/US Dollar riprende a salire dopo il test dell’importante area 1,33-1,35. Sugli altri cross persiste la debolezza dell’euro. Il cross US Dollar/Australian Dollar, dopo la pausa di riflessione, è probabile riprenda la corsa, portandosi a ridosso della parità e tentando una decisa violazione della stessa, così da aprire il rialzo a nuovi target.

Il rintracciamento degli ultimi dieci giorni si è già consumato e i primi segnali di ripartita emergono dallo stato 1 in cui sono passati il silver il palladium, che restano ancora tra le nostre commodities preferite. Il petrolio resta in ampio trading range laterale.

Significativo cambio di trend da Up a Down sui bond; se confermato – ci permettiamo il beneficio del dubbio tipico dei trapassi di trend – ci consegnerà uno scenario completamente nuovo sulla parte lunga della curva. Nei prossimi giorni capiremo se c’è un cambio strutturale e quali sono le conseguenze.

La situazione sui tassi a breve, a prescindere dall’indicazione dei trend che risentono della lunga fase di tassi tenuti sotto l’1%, per i prossimi mesi si manterrà stabilmente sugli attuali livelli. Interessante è verificare alla luce delle ultime turbolenze come si muoverà la BCE sulla exit strategy delle operazioni temporanee di rifinanziamento e il conseguente impatto sui tassi a breve. Monitorare il fattore angelina è cruciale.

ASSET ALLOCATION: GLOBAL BENCHMARK

Riportiamo di seguito la composizione di un paniere diversificato creato dai nostri modelli statisticoquantitativi per l’allocazione globale. Il peso percentuale di ogni strumento viene determinato in funzione della ricerca dell’allocazione ottimale per ogni singolo strumento rispetto al trend sottostante dello stesso. Il paniere proposto è costituito da quattro classi di strumenti: materie prime, mercato azionario, mercato obbligazionario e liquidità o tassi di interesse a breve. L’allocazione rispetto alle quattro classi è la seguente:

Materie Prime 36,16 %

Azioni 34,37 %

Obbligazioni 4,03 %  

Liquidità 25,46 %

 COMMENTO:

Nella scorsa settimana i nostri modelli hanno ridotto, in maniera non particolarmente significativa, il peso dei mercati azionari, conseguenza del ritracciamento che si è manifestato, segnatamente di quelli appartenenti all’area euro, incrementando di pari importo il peso delle materie prime (metalli preziosi e prodotti agricoli). La componente obbligazionaria e di liquidità è rimasta sostanzialmente invariata.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

Via Via F.Crispi 1, Campobasso – 86100 Campobasso

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