Euro: questione di vita o di morte

Esattamente due anni fa in un convegno tenuto presso la sede dell’Associazione Industriali del Molise dal titolo “La crisi dei mercati e l’impatto sull’economia reale: evoluzione e prospettive” (gli atti del convegno sono pubblicati sul nostro sito nella sezione Eventi), illustrammo i probabili scenari evolutivi della crisi. Lo scenario molto negativo fu da noi chiamato “Cigno Nero” (dal titolo del libro di Nicholas Taleb). L’evento illustrato era la dissoluzione dell’euro e nella slide relativa – fig1 – ne erano indicate le ragioni. In sala si levò un brusio fatto di sorrisini e commenti scettici.  

SCENARIO CIGNO NERO: La dissoluzione dell’Unione Europea

PAESI DEBOLI (Italia, Grecia, Irlanda, Portogallo)

  • Volontà di sottrarsi alla politica monetaria
  • Patto di stabilità
  • Interessi politici

PAESI FORTI (Germania, Francia)

  • Autorità fiscale unica
  • Interesse nazionale
  • Interesse politico

INESISTENZA PRESTATORE DI ULTIMA ISTANZA

Le ragioni che adducevamo allora, e che sono attualissime ora, erano la gravità della crisi e le sue conseguenze sui singoli paesi dell’Unione Europea. Avevamo diviso i Paesi deboli dai Paesi forti e indicato per ognuno dei due blocchi le ragioni e le cause scatenanti, tali da indurre un Paese ad abbandonare la moneta unica. Inoltre facevamo notare l’assenza del prestatore di ultima istanza – La Banca Centrale – per sostenere il sistema bancario dei Paesi in difficoltà, piombato in una crisi profonda causata dal medesimo.

L’UE, durante la crisi greca della scorsa primavera, con la creazione del meccanismo cosiddetto “Salva Stati”, sembrava aver dato la risposta giusta. Il ricorso alla solidarietà tra tutti i membri dell’Unione pareva aver convinto i mercati della determinazione dell’UE a preservare la sua esistenza. Nel frattempo, su sollecitazioni tedesche, tutti i Paesi varavano piani di austerità con la conseguenza di rallentare la ripresa, anzi in alcuni casi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo l’Irlanda e la stessa Italia, le economie sono piombate in marcati rallentamenti o recessioni. L’eloquenza di tale situazione è rappresentata dagli andamenti divergenti delle borse tra i Paesi forti – Germania, Francia, Finlandia – e i Paesi deboli – Italia, Spagna, Grecia, Portogallo – illustrati nelle figure riportate di seguito. Inoltre è interessante notare il comportamento delle economie e delle borse dei Paesi non in Eurozona – Inghilterra, Danimarca, Norvegia.

Tutto ciò al fattore Angelina, ne abbiamo parlato la settimana scorsa, non è bastato, anzi dal mese di settembre le continue, improvvide e spesso contrastanti dichiarazioni da parte di autorevoli membri del governo tedesco hanno rimesso a soqquadro i Paesi deboli dell’Unione e l’euro. Le conseguenze possono essere così riassunte: salvataggio dell’Irlanda; Portogallo e Spagna nel mirino dei mercati; il Belgio che si aggiunge ai PIGS e la sagoma dello Stivale che si staglia all’orizzonte.

Ma a quale gioco i tedeschi stanno giocando? Probabilmente mirano alla dissoluzione dell’euro e molto verosimilmente, per le ragioni esposte nella fig.1, non sarà un Paese debole ad uscire per primo bensì un Paese forte. L’indicatore più probabile di tale malessere è la fuga più o meno silente di capitali, che può innescarsi nei Paesi deboli. In questo scenario il nostro principale interesse non è di dissertare sulle ragioni economiche, politiche e sociali di tale evento, bensì di fornire suggerimenti operativi ai nostri Clienti. La prima conseguenza del break dell’euro è una forte svalutazione nei Paesi deboli, e un supermarco in Germania; la difesa passa attraverso l’acquisto di obbligazioni tedesche, americane e svizzere, l’acquisto di dollari australiani ed il solito oro.

La tenuta dei minimi registrati nelle ultime settimane è cruciale per riprendere l’attacco ai massimi fatti segnare ad inizio mese. La stagionalità positiva ci induce a pensare che le prossime sedute saranno foriere di tale situazione.

Le turbolenze dell’ultima settimana hanno appesantito il quadro della nostra borsa e di quella spagnola, che sono passate in trend Down insieme all’indice Euro Stoxx50. Resta positiva la borsa tedesca, dove non è esclusa una correzione di breve in conseguenza del persistere delle turbolenze.

Al traino del mercato americano e della situazione sull’euro in evoluzione.

Si stanno aprendo delle differenze tra i paesi del BRIC, dove l’India ha maturato da inizio mese una correzione di circa il 10%, la Cina del 12,5% il Brasile del 7%; gli attuali livelli risultano interessanti per una ripartita a meno che il quadro monetario e valutario non prenda altre strade.

Il Nikkei risulta il leader della settimana, gli altri indici sono in sofferenza per le questioni cinesi sui tassi e le frizioni fra le due Coree, ma il trend in tutta l’area è stabilmente Up.

Il cross Euro/US Dollar nel corso dell’ultima settimana ha registrato il trapasso di trend, violando l’area 1,33. Il trapasso è dovuto essenzialmente a fattori esogeni, che appena riassorbiti ci consentiranno di fare una valutazione: il fatto importante al momento che il trend è in stato Down. La debolezza dell’euro si manifesta su tutti i cross. Da notare che il Dollar Index è ancora in stato Down e tale posizione può sottintendere una ragione.

Persiste la correzione, confermando la correlazione con l’andamento delle borse, ma il trend è stabilmente Up.

IL T-bond sta danzando sui trend, come il Bund e il Gilt; se confermato, tale movimento nella corrente settimana ci consegnerà una curva dei tassi di lungo periodo che tende a spostarsi verso l’alto.

Tendenziale stabilità dei tassi. Se la BCE si permetterà di muovere sui tassi o sulle riserve o sul rifinanziamento, è il bacio della morte per l’euro e l’unione monetaria.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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