Via col vento

Noi riteniamo che il vecchio paradigma che dice “ciò che è buono per l’america e buono per il mondo”, sia ancora valido. Nell’ultima riunione del G20, il presidente Obama ha ribadito questa posizione. Le economie dei principale Paesi e le borse sono ancora fortemente ancorate e correlate all’andamento dell’economia americana e della borsa americana. Per tali ragioni, l’analisi che noi proponiamo del mercato azionario mondiale non può prescindere da quella americana. La ricchezza di informazioni che possono essere usate per le analisi non ha eguali, la concentrazione di energia e di cervelli è ancora unica nel mondo. Naturalmente non disdegneremo di prendere in considerazioni le specificità dei singoli mercati, come il nostro, e le probabili crisi locali che creano accentuate dicotomie.

Nel nostro weekly report dell’8 novembre “Don’t Fight The Fed”, avevamo argomentato sul fatto che una serie di indicatori di lungo periodo ci indicavano con chiarezza il passaggio di testimone da una fase di ribasso secolare a una fase di rialzo secolare. Oggi prenderemo in considerazione alcuni tools da noi ritenuti molto validi ed efficaci per guardare ai prossimi tre-quattro mesi.

 I nostri modelli – vedi stati di mercato – ci stanno indicando chiaramente la strada; lo sforzo che proveremo a fare è di cercare di capire quanta strada faremo. Guardando ad alcuni indicatori di sentimento, fra cui il ratio Up-Down Volume, notiamo che in concomitanza con la ripartenza del trend al rialzo agli inizi di settembre abbiamo avuto questa sequenza straordinariamente positiva del ratio (ricordiamo che deve essere pari al 90% o maggiore): rilevante è il 25 a 1 registrato il primo di settembre.

  • 01/09/2010  24.67
  • 03/09/2010  10.14
  • 20/09/2010  13.16
  • 05/10/2010  15.49
  • 04/11/2010  9.16
  • 24/11/2010  10.20
  • 01/12/2010  13.31

A fronte di una sequenza negativa di sole tre sedute, di cui due in questo movimento di correzione.

  • 19/10/2010 -9.09
  • 16/11/2010 -14.27
  • 23/11/2010 -11.04

La tabella riportata di seguito ci mostra le performance positive registrate dal Dow Jones Average nei tre mesi successivi in cui l’indicatore si è manifestato una più volte

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Altro indicatore di sentimento di cui abbiamo già parlato in una nostra rubrica è il Bull vs. Bear di Investors Intelligence. L’indicatore, pur restando stabilmente sopra 55, considerata zona pericolosa dai contrarian, almeno nel breve periodo, ha avuto una leggera flessione la scorsa settimana in concomitanza con la correzione; a nostro avviso, è pronto per portarsi verso i massimi degli ultimi cinque anni pari ad un livello di 62.

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Un altro indicatore che sta fornendo segnali positivi è il Vix Index. La volatilità tende a portarsi ai livelli più bassi suggerendo che il trend dei mercati è al rialzo.

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Inoltre per ultimo, ma non per importanza, il chart dello S&P 500. Solo a guardarlo, è ricco di informazioni; aggiungendoci i livelli fibonacciani, che con ogni probabilità saranno rotti definitivamente al rialzo e inserendo l’andamento della media di lungo periodo da noi monitorata – che ha fatto da resistenza nel massimo segnato ad aprile – considerate le rotture al rialzo della stessa agli inizi di novembre e di nuovo nell’ultima settimana ( che ha creato un formidabile supporto), è molto probabile la definitiva ripartenza al rialzo degli indici.

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Nella nostra esperienza, la concomitanza di tanti indicatori di sentimento e di livelli di prezzo rappresentati da medie e numeri fibonacciani crea condizioni particolari di “momentum“, foriere di un significativo rialzo. Forse un 20%.

ANALISI TREND E STATI DI MERCATO 

La rottura dei livelli fibonacciani, rappresentati dai vecchi massimi, proietterà gli indici americani al rialzo per almeno i prossimi tre-quattro mesi.

Accentuata dicotomia degli indici in ambito UE, tra il Dax 30 e i Paesi core da una parte e dall’altra parte gli altri membri UE; particolarmente penalizzata l’area dei cosiddetti PIGS, che segnano tutti trend Down. La nostra borsa soffre per l’andamento altalenante dei titoli bancari, i quali penalizzano fortemente il nostro indice; nel contempo, presenta alcuni temi interessanti, da cavalcare con circospezione, su alcuni industriali ed energetici segnalati segnalati nelle nostre liste.

L’Omx e il FTSE 100 sono in linea con gli americani; la Svizzera risente della forza del franco; alcuni temi sono interessanti.

Il mercato russo è pronto per proiettarsi verso nuovi massimi; in ripresa sia pur lenta il Brasile e l’India; la Cina balla sui livelli di cambio di trend, ma siamo fiduciosi di una sua ripresa.

Il Giappone è pronto, se arriva il carburante del livello dello yen contro il dollaro a un prezzo più basso potrà essere il best del prossimo anno; Taiwan ha già rotto i vecchi massimi e segue le borse americane; Singapore sta riemergendo, mentre l’Hang Seng segue l’onda cinese.

L’area 1,34-1,35 è di cambio di trend per il cross euro/US dollar, come il supporto 1,30 fa da riferimento per eventuali cadute; tutto è legato alla particolare crisi dell’eurozona e alla debolezza dell’euro contro tutti i cross. Da segnalare la ripresa del dollaro australiano contro l’US dollar e naturalmente anche contro i cross incrociati; la ripresa dell’US dollar verso lo yen ha come obiettivo i minimi del mese di novembre. Il Dollar Index riflette i movimenti e fa segnare un cambio di trend, ma e utile attendere conferme soprattutto dall’ euro-dollaro.

Continua la corsa delle commodities e quella dell’argento e del palladium come più volte rimarcato. Ripresa anche degli energetici, con il petrolio proiettato a quota 100. Segnaliamo movimenti interessanti su alcune commodities legate all’agricoltura.

Sui benchmark, i tassi a lunga sono in salita segnalando la ripresa dell’economia e delle borse.

Sostanziale stabilità dei tassi a breve per almeno i prossimi sei mesi, a meno di brusche accelerazioni dell’economia mondiale.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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