L’economia e la borsa italiana nell’ambito UE

Nelle ultime settimane, sulla stampa specializzata e non, si sono rincorse le analisi di operatori, economisti e autorità sull’esplosiva situazione dei debiti sovrani nei Paesi dell’Area euro, tra cui anche l’ITALIA e le possibili conseguenze sulla tenuta dell’euro come collante dell’Unione. In questa sede è nostra intenzione inquadrare, in poche parole, gli squilibri macroecomici e fondamentali per analizzare gli impatti sull’ economia reale e sulla borsa e verificare le conseguenze sulle aziende italiane e sul risparmio di famiglie e investitori.

La crisi attuale, da tutti definita come la peggiore degli ultimi ottanta anni, ha messo in cruda evidenza i ritardi e gli errori accumulati negli ultimi quindici anni dal sistema Paese Italia nel suo complesso. Lo slancio di chi ha governato nel periodo di cui parliamo, è stato tutto proteso all’adesione alla moneta unica, con interventi – mai risolutivi – sulla spesa pubblica per contenerne il deficit e con l’assenza totale di riforme strutturali conseguenti, per qualificare la stessa. Memorabile è la frase dell’allora ministro Ciampi: “Abbiamo piantato un chiodo nella montagna, possiamo scalarla o restare impiccati”. Il rischio di restare impiccati non è mai stato così vicino. Le ragioni sono note a tutti e la fig.1 – Il nostro cigno nero – le riepiloga:  

IL NOSTRO CIGNO NERO :

  • PESO DEL DEBITO PUBBLICO
  • SPESA CORRENTE ELEVATA
  • EVASIONE FISCALE -TASSAZIONE ELEVATA
  • ECCESSO DI BUROCRATIZZAZIONE
  • LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI
  • GIUSTIZIA CIVILE/PENALE LENTA – INCERTEZZA DELLA PENA
  • ELIMINAZIONE DEI MONOPOLI
  • RIFORME STRUTTURALI PER IL MERCATO DEL LAVORO, DEI BENI E CAPITALI
  • CARENZA GRANDI INFRASTRUTTURE

E’ evidente che serve un colpo di reni che coinvolga l’intera società italiana per venirne fuori ed evitare conseguenze più gravose sui cittadini più deboli e vulnerabili – lavoratori, studenti, giovani in cerca di occupazione, pensionati e famiglie meno abbienti.

Mettendo a confronto l’andamento degli ultimi dieci anni della borsa tedesca e della borsa italiana, risulta evidente che abbiamo ceduto alla Germania, nostro principale competitore manifatturiero, quote di mercato e profitti sia sui mercati europei che internazionali; tutto ciò come conseguenza dell’assenza di azione politica e sociale nello scalare la montagna che Ciampi aveva indicato – come riportato nella fig.1 precedente. Il tanto agognato euro, moneta forte e stabile, insieme ai burocrati della Banca Centrale Europea, sacerdoti monchi della stabilità, hanno fatto il resto, per la gioia dei nostri amici tedeschi e delle cancellerie di mezza Europa.

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Probabilmente l’Italia non sarà attaccata direttamente, anche perché la nostra situazione è completamente diversa da Grecia e Irlanda – fig. 4. Il peso, per fortuna, delle famiglie italiane nella composizione della ricchezza finanziaria globale è completamente diverso, ma la continua incertezza peserà sul nostro listino e sulla crescita economica. Particolarmente penalizzato il settore bancario, direttamente esposto alla turbolenza, insieme ai settori che operano in campo domestico, a causa della bassa domanda; si difenderanno meglio il settore industriale e quello del lusso, aperti ai mercati stranieri grazie anche alla persistente debolezza dell’euro causata dall’attuale crisi.

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LE PROSPETTIVE

In una situazione di immobilismo politico e sociale e con i mercati in subbuglio ed in altalena, il nostro indice generale Ftse Mib è destinato nella migliore delle ipotesi a muoversi in un ampio range compreso tra 18000 e 21000 punti – fig. 5 – con le nostre banche fortemente penalizzate e pronte a dirigersi verso i minimi di marzo 2009 – fig. 6, indice Comit Bancari.

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In caso di accelerazione della crisi, con conseguente allargamento degli spreads sul debito, e di aumento delle quotazioni dei cds sull’Italia, siamo destinati a rivedere i minimi registrati a marzo, con conseguenze politiche, sociali ed economiche molto disastrose.

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L’inizio di una fase riformatrice e la risoluzione delle problematiche indicate nel nostro cigno nero, con il concorso di tutte le forze politiche e sociali per un Paese migliore, più forte e competitivo, garantirà una crescita economica più sostenuta, in un contesto mondiale che presenta connotazioni positive, con effetti benefici sullo stock del debito e sulla qualità della vita di tutti gli italiani, creando il presupposto per una forte risalita del nostro listino. Tutto ciò le borse sono in grado di fiutarlo e appena dovesse sentirsene l’odore, il premio non tarderà ad arrivare. Lo capiremo tenendo bene sott’occhio l’area che passa tra 21000 e 22000 punti perché, appena violata, ci aprirà a nuovi scenari di quotazioni, di crescita delle nostre aziende e dell’intero sistema Paese.

In chiusura, vogliamo dedicare alcune righe a Tommaso Padoa-Schioppa. Con lui scompare un grande economista di spessore internazionale, un integro servitore dello Stato italiano che ha saputo proiettarsi appieno nella dimensione europea. I suoi comportamenti, personali e professionali, sono sempre stati ispirati ad un elevato rigore morale. Lo ricordiamo con sincero apprezzamento ed ammirazione.

BUON NATALE

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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