Calma… forse piatta

Dall’inizio dell’anno l’indice S&P 500 ha realizzato una performance del 6,50% circa, come nelle attese tipiche di un anno pre-elettorale in Usa – Presidential Cycle, fig. 1 – con una differenza rispetto alle altre volte: la performance è stata realizzata nei primi due mesi dell’anno. Infatti, dal massimo registrato il 18 febbraio di 1344,07, il mercato ha toccato un minimo di 1249,05 il 16 marzo, registrando un -7% dai massimi, nonché una chiusura frazionalmente negativa rispetto all’inizio dell’anno. Da allora il mercato è risalito, facendo segnare un nuovo massimo di 1370,58 il due di maggio (giorno in cui è stato ucciso Bin Laden dalle forze speciali americane), per poi scendere di nuovo e stazionare in area 1330 punti circa, poco al di sotto dei massimi di febbraio.

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Un mercato praticamente fermo in termini di performance, ma con delle connotazioni interne ed esterne molto interessanti; di seguito le passiamo in rassegna. La volatilità misurata dal Vix ha ripreso le connotazioni tipiche delle montagne russe.

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 L’advance-decline line segna il massimo storico il dieci maggio 2011.

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Le commodities, dopo aver toccato i massimi, sono state oggetto di un violento sell off.

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 Il rendimento del bond decennale e trentennale americano ha ripreso a scendere.

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Le banche centrali di mezzo mondo sono impegnate ad alzare i tassi per frenare l’inflazione da costi. La Federal Reserve ferma sulle sue posizioni. Il dollaro tende a rafforzarsi.

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In questo guazzabuglio di situazioni ci sentiamo di escludere l’eventuale Top dei mercati azionari, ma non una correzione tipica dei mercati estivi, in questo siamo confortati dal fatto che: a. non si è mai registrato un Top contestuale tra l’advancedecline line e il mercato; b. il sell off sulle commodities, in particolare sul petrolio e sulle commodities agricole, allenterà le pressioni inflazionistiche nei paesi emergenti, con in testa la Cina , l’India ed il Brasile, decretando la fine della politica monetaria restrittiva; c. la discesa dei tassi di interesse sul bond americano ci segnala una maggiore stabilità monetaria, scacciando lo spauracchio della deflazione ma anche quello dell’inflazione; d. il dollaro tenderà a stabilizzarsi in un’area compresa tra 1,35 e 1,50, scacciando i timori di una crisi di fiducia verso gli Usa.

ANALISI TREND E STATI DI MERCATO 

Con l’avvicinarsi dell’estate il mercato americano tende ad indebolirsi, a maggior ragione se cresce da trentasei settimane con performance a doppia cifra. Si raccomanda cautela e flessibilità per essere presenti sul prossimo movimento – up down con un piano adeguato.

La perdurante crisi dei c.d. PIIGS ha rafforzato solo la Germania, ha indebolito l’unione europea, il suo progetto, e tutti gli altri partners. Le prossime settimane potranno far emergere scenari inediti. Raccomandiamo di restare fuori dai mercati azionari, compresa l’Italia.

 La politica monetaria restrittiva ha colpito i mercati azionari, ne prendiamo atto assumendo posizioni flat/short su tutti mercati. Verificheremo nelle prossime settimane l’effetto del sell off delle commodities sui singoli Paesi.

In Asia assumere posizioni flat, il contesto globale condizionerà questo gruppo di Paesi.

Il cambio di stato del copper ci segnala un probabile rallentamento delle economie emergenti, la conferma arriverà dal ridimensionamento del petrolio. I metalli preziosi segnalano l’eventuale stabilità monetaria confiando le attese inflazionistiche in un alveo più consono.

Il dolaro tenderà a rafforzarsi ma la sua azione è confinata nel range 1,35/1,50.  Siamo di fronte ad un nuovo ciclo di tassi di interesse a lunga al ribasso. Discorso a parte per i c.d. piigs.  Il sell off sulle commodities farà rientrare l’allarme soprartutto nell’area euro.

Pensiamo che per tutta l’estate  i tassi si stabilizzeranno agli attuali livelli.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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