The day after

La settimana scorsa l’attenzione è stata rivolta esclusivamente alla tragedia greca. I diversi attori hanno recitato più o meno la loro parte, lasciando la questione senza una credibile soluzione. Al riguardo, nell’outlook della scorsa settimana abbiamo fornito il nostro punto di vista. L’analisi odierna, ovvero l’esercizio scolastico ma non proprio, è rivolto a capire cosa succederà se il default greco diventerà realtà. La prima sconsolante constatazione è l’assenza di un piano di worst case da parte delle autorità europee, Commissione, Banca Centrale e Consiglio dei Capi di Stato, e l’assoluta divisione fra i diversi attori sul da farsi. I mercati hanno una logica completamente diversa, incorporano informazioni ed elaborano scenari operativi di base e di worst case.

Di seguito passiamo in rassegna i principali effetti di un default della Grecia:

  1. Il contagio: il sistema bancario globale sarà a rischio, attraverso le esposizione al debito greco, in forma diretta ed indiretta. Le banche esiteranno nel fornirsi credito a vicenda e sarà richiesto alle controparti ulteriore collaterale a garanzia, che a sua volta forzerà le banche a vendere asset creando pressioni sui mercati finanziari. Un film già visto – stile Lehmann.
  1. I PIIGS: la crisi velocemente si allargherà a Portogallo, Irlanda, Spagna e probabilmente anche alla nostra Italia che, proprio nelle ultime ore, l’agenzia di rating Moody’s ha messo nel mirino per un probabile downgrade. La tentazione di questi Stati di abbandonare l’euro sarà forte, soprattutto se la piazza contesterà con veemenza le ulteriori misure economiche che dovranno essere adottate per contenere e combattere la crisi.
  1. I credit default swap (CDS): i compratori passano all’incasso; al momento è sconosciuta l’esposizione delle istituzioni finanziarie (banche ed assicurazioni) ai CDS in caso di default greco. Sicuramente qualcuno passerà all’incasso e ciò potrà generare un “credit event” su chi li ha massicciamente venduti negli ultimi anni.
  1. La crisi politica in Germania e forse in Francia: il popolo tedesco, che si è sempre opposto ai salvataggi degli stati meno responsabili dal punto di vista fiscale, obbligherà il governo tedesco e la Merkel a non assumere ulteriori misure, causando una crisi politica con le eventuali dimissioni della Cancelliera.
  1. La crisi della BCE: la Banca Centrale Europea è massicciamente esposta (alla faccia del trattato di Maastricht) non solo al debito sovrano di Grecia, Portogallo e Irlanda, ma anche alle banche di quei Paesi; ciò può rendere la BCE tecnicamente insolvente, forzando la Germania, in risposta a pressanti richieste interne, a mandare tutto all’aria.
  1. Il credit crunch globale: le banche europee più esposte con la Grecia dovranno registrare perdite nell’ordine dei 22-25 miliardi di euro, sottraendo risorse alla già anemica economia reale.
  1. Lo hard landing dell’economia mondiale e le conseguenti forme di protezionismo: la fiducia dei consumatori europei, americani e giapponesi già in discesa, cadrà ulteriormente, inducendoli a ridurre la spesa e pesando quindi su un’economia che già sta viaggiando al rallentatore. La caduta della domanda impatterà anche sull’economia cinese, che a sua volta genererà effetti al suo interno, facendo mancare all’economia mondiale il motore trainante degli ultimi anni. Eventuali forme di protezionismo potranno essere invocate da più parti.

E’ evidente che, nonostante tutto, il mondo continuerà a vivere; la nostra vita probabilmente sarà la stessa, un po’ più poveri o un po’ più ricchi, dipenderà dalle scelte finanziarie e non che saremo stati in grado di operare, ma una cosa è certa: il sole sorgerà di nuovo – fig. 1, 2, 3, 4, 5, 6.

E fu sera e fu mattina: si ricomincia.

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