La resa dei conti

Nel nostro editoriale del 20 dicembre 2010 (suggeriamo di rileggerlo) abbiamo indicato le cause di un possibile cigno nero per l’Italia ed in chiusura il probabile scenario dell’economia, del debito e dei mercati finanziari del Bel Paese:

“LE PROSPETTIVE

In una situazione di immobilismo politico e sociale e con i mercati in subbuglio ed in altalena, il nostro indice generale Ftse Mib è destinato nella migliore delle ipotesi a muoversi in un ampio range compreso tra 18000 e 21000 punti con le nostre banche fortemente penalizzate e pronte a dirigersi verso i minimi di marzo 2009, indice Comit Bancari. In caso di accelerazione della crisi, con conseguente allargamento degli spreads sul debito, e di aumento delle quotazioni dei cds sull’Italia, siamo destinati a rivedere i minimi registrati a marzo, con conseguenze politiche, sociali ed economiche molto disastrose.”

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Negli ultimi due anni abbiamo presentato questa slide in numerosi convegni ed interventi, anche su questa stessa rubrica, affermando che, prima o poi, i nodi sarebbero venuti al pettine, con conseguenze di portata storica. L’essenza della nostra analisi di scenario fondamentale e di mercato è racchiusa nell’editoriale che abbiamo pubblicato il 20 dicembre 2010 e che oggi apre il nostro outlook.

Dal dibattito sviluppatosi negli ultimi due mesi con l’aggravarsi della crisi dei debiti sovrani, notiamo che i punti indicati nel nostro Cigno nero hanno polarizzato l’attenzione di chi tiene alle sorti del nostro Paese e sono oggi oggetto di generale discussione. I suggerimenti e le ricette, da più parti presentati e sostenuti anche in campagne di stampa, vanno nella giusta direzione, ma a nostro avviso manca una disamina puntuale e analitica della spesa pubblica italiana, che rappresenta il vero problema.

Il contenimento e la qualificazione di questa, in tutti i suoi aspetti, è la vera frontiera, è il grimaldello per convincere i nostri partner dell’Eurozona che finalmente vogliamo aggredire il debito all’origine, consentendo al Paese di crescere senza l’asfissia del carico fiscale, che ha ormai raggiunto livelli insopportabili ed è il vero responsabile della mancata crescita degli ultimi venti anni.

E’ dal lontano 1992 – anno della crisi di lira e sterlina – che si ripetono le manovre e le finanziarie, da sempre tutte sbilanciate dal lato delle entrate, attraverso l’aumento del prelievo fiscale. Ai nostri partner, soprattutto tedeschi, è nota la capacità dei nostri governi di aumentare le tasse e l’incapacità di tagliare la spesa; tuttavia questo approccio, nell’attuale scenario, è molto meno efficace che in passato, anzi alimenta l’incremento della spesa (i dati in proposito sono eloquenti) e ci ha avvicinato minacciosamente al limite del livello di sostenibilità. La nostra rottura implica il break dell’euro e dell’intera Eurozona.

Siamo il vero capro espiatorio. Non c’è più tempo da perdere, bisogna agire velocemente sulla spesa previdenziale, sui costi del pubblico impiego e sugli sprechi a tutti i livelli, analizzandoli capitolo per capitolo. Questo vuole l’Europa, questo vogliono i Tedeschi per decidersi finalmente ad intraprendere tutte le azioni, compresa l’emissione degli eurobond, per salvare l’Europa e il suo ideale. Non forniamo loro alibi, dimostriamo la nostra affidabilità e disciplina in campo fiscale, agiamo velocemente per rassicurare i mercati: è per il nostro futuro e per quello dei nostri figli.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

Via Via F.Crispi 1, Campobasso – 86100 Campobasso

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