Le incognite dell’accordo del 26 ottobre per salvare l’eurozona

A sculpture showing the Euro currency sign is seen in front of the European Central Bank (ECB) headquarters in Frankfurt February 29, 2012. Picture effect due to lens zoom burst. REUTERS/Alex Domanski (GERMANY - Tags: BUSINESS)

SOMMARIO

  • L’accordo dei leader europei per aumentare l’entità del Fondo europeo salva stati (EFSF) non sembra possa avere un reale impatto, data l’assenza di chiarezza su un punto fondamentale: da dove salterà fuori la somma finale di mille miliardi di euro?
  • Il Parlamento tedesco ha mandato un chiaro messaggio: non si impegnerà oltre i 211 miliardi di euro che ha già messo in conto.
  • La Cina probabilmente non si impegnerà nel finanziamento dell’EFSF.
  • L’assenza di dettagli relativamente ai concetti di “leva” e di “assicurazione”, trattati nella riunione dei Capi di governo, non placherà le ansie dei creditori.
  • I mercati sono stati sollevati dal fatto che non si sia verificato un credit event stile Lehman, dopo il vertice dei leader europei del 26 ottobre scorso, ma il pericolo chiaramente si è spostato sull’Italia e sul suo copioso debito pubblico, vista l’assenza di decise azioni da parte del Governo italiano.
  • La prospettiva futura vedrà due scenari alternativi: uno che guarda a default gestiti e pilotati, l’altro che fa intravedere una situazione generale caotica ed aperta a tutte le conseguenze.

ANALISI DI DETTAGLIO

Continuano a persistere i dubbi circa la decisa volontà dei leader dell’Eurozona di trovare una soluzione definitiva alla crisi che l’attanaglia. I recenti sviluppi in Grecia ed in Italia confermano che maggiori sforzi ed energie devono essere spesi dai singoli Stati in difficoltà, ma gli altri non possono defilarsi e devono accollarsi comunque la responsabilità collettiva della crisi. Gli effetti che ne conseguirebbero, non solo a livello europeo, sarebbero disastrosi e porterebbero il mondo intero verso una depressione che non ha eguali nella storia dell’economia moderna.

In linea con quanto su esposto, i leader europei si sono accordati per aumentare l’importo del Fondo salva stati (EFSF) a 440 miliardi di euro, che però non è sufficiente a coprire il debito pubblico dei PIIGS.

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La Germania è al limite

La Germania ha confermato che il suo impegno di solidarietà nei confronti dell’Eurozona è di 211 miliardi di euro. Non c’è possibilità alcuna che tale limite venga oltrepassato senza avere conseguenze politiche e sociali all’interno della Germania. A sottolineare ciò, la Corte Costituzionale tedesca ha di recente escluso che un comitato parlamentare speciale sull’EFSF possa scavalcare il Parlamento in seduta plenaria nell’aumentare ulteriormente l’impegno.

Cina in disparte

Risulta evidente che la Cina non nutre alcuna fiducia nel sistema Euro. Non si fidano della valuta, che continua ad essere stampata, né delle persone che, durante la scorsa estate, hanno promesso un isolato haircut del 20% sulla Grecia, ma ora ne impongono uno del 50%, facendolo passare come un atto volontario da parte delle banche. Non si fidano di un sistema dove la banca centrale non controlla la politica fiscale e valutaria, dove opera un Eurostat – l’Ufficio di Statistica dell’UE – che sbaglia nel valutare i parametri economici della Grecia, utili alla valutazione per l’ingresso della repubblica ellenica nell’UE. Certamente non si fidano del processo politico europeo, né della sua banca centrale, relativamente senza poteri. E’ improbabile che abbiano creduto alle rassicurazioni del governo italiano. Se la Cina farà qualcosa, sarà in cambio di un alto prezzo politico, sul piano dei princìpi. Sarebbero sicuramente interessati ad acquistare marchi commerciali o asset fisici a basso costo.

 

Leva ed Assicurazione

La mancanza di dettagli relativamente alla “Leva” e all’“Assicurazione” pesano sulle aspettative dei creditori. Assicurazione è quando pochi-sfortunati sono levati d’impaccio da precedenti e collettivi contributi di molti-previdenti. E’ difficile collocare queste due definizioni nella crisi attuale. Se i fondi coprono solo il 20% del debito, allora, banalmente, sono insufficienti, e chiamarli “assicurazione” non cambia questa realtà. Nello specifico, i pochi-sfortunati (i PIIGS) sono già identificati. Pertanto, non hanno bisogno di un’assicurazione, hanno bisogno di un salvataggio da parte dei Paesi virtuosi.

Il fallimento greco è una quasi-certezza, che rende il ESFS non un’assicurazione, ma un vero e proprio salvataggio. Poi ci sono le banche europee con i loro problemi: il valore del debito dei PIIGS verso le venti banche più esposte assomma a 529 miliardi, e con l’aggravarsi della crisi italiana le modalità di ricapitalizzazione fin qui prospettate non sembrano risolvere il problema alla radice.

Si ritiene che la questione riguardo la sopravvivenza dell’euro (proponiamo di rileggere i nostri precedenti report The Day After, Euro: Questione di Vita o di Morte, Euro: Questione di Vita o di Morte…Due) passi attraverso un riequilibrio del sistema attuabile o con modalità ordinate e programmate ovvero in maniera disordinata e pilotata dalle Banche centrali, nell’arco di un week-end. E’ auspicabile una transizione ordinata senza il verificarsi di un credit event, ma quest’ultimo rimane comunque uno scenario credibile, nei prossimi mesi. In ambedue i casi comunque, sarà creata moneta; debiti e asset si andranno ad unire senza riguardi per il passato; a fronte di “bad bank” avremo “good bank” e la liquidità accumulata in questi mesi dagli investitori istituzionali e dalle corporate dovrà trovare comunque allocazione, attivando un processo di ridistribuzione della ricchezza a livello mondiale.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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