Se babbo Natale non dovesse arrivare, l’orso potrebbe destarsi e attaccare

Babbo Natale quasi ogni anno si ferma anche a Wall Street, per portare in dono una breve, piacevole e discreta ripresa, che si verifica tra gli ultimi cinque giorni dell’anno ed i primi due di gennaio (leggere il report del 21 novembre dal titolo “Festa del Ringraziamento: che succede in borsa?”).

Si sono avuti risultati positivi che hanno portato ad un profitto medio dell’1,6% dal 1969 (l’1,5% dal 1950). Invece, il mancato arrivo di Babbo Natale tende a precedere una situazione di mercato al ribasso – bear, ovvero un periodo in cui i titoli azionari potrebbero essere acquistati, nel corso dell’anno, ad un prezzo molto più basso.

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Il nostro titolo in rima si è rivelato del tutto veritiero nel 1999, quando abbiamo assistito ad un terribile – 4%! Il 14 gennaio del 2000, il Dow Jones iniziò la sua discesa del 37,8% che sarebbe durata trentatre mesi, fino a giungere al minimo registrato nell’ottobre 2002, anno delle elezioni di metà mandato. Il NASDAQ cominciò a scendere otto settimane dopo rispetto al Dow e perse il 37,3% in dieci settimane, per finire con un -77,9% ad ottobre 2002. Saddam Hussein cancellò il Natale del 1990 – ed i suoi effetti positivi – invadendo il Kuwait. I prezzi dell’energia e la situazione del terrorismo in Medio Oriente misero KO Babbo Natale nel 2004. Nel 2007 è stata registrata la terza peggiore performance natalizia a far tempo dal 1950, dopodiché abbiamo assistito ad una crisi di finanziaria su vasta scala, scatenata dai mutui subprime e dai loro derivati, con il secondo peggiore bear market che la storia ricordi.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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