Perdite solo per due volte nel periodo di sette mesi che precede le elezioni

Gli anni di tornata elettorale sono tradizionalmente anni positivi. Le amministrazioni in carica cercano spudoratamente di foraggiare l’economia nazionale, così da mantenere la fedeltà dell’elettorato. Talvolta però accadono eventi imprevisti ed incontrollabili ai quali il mercato reagisce negativamente: di solito ne segue un cambio della guardia a livello politico.

I Repubblicani vinsero nel 1920, a seguito della recessione economica post-bellica e dei seri problemi di salute del Presidente Wilson. I Democratici tornarono alla ribalta durante la Depressione del 1932, dopo che l’indice Dow Jones ebbe toccato il minimo storico del ventesimo secolo. Il mondo sul baratro della II Guerra Mondiale e la resa della Francia dettero un forte scossone al mercato nel 1940, tuttavia – evento senza precedenti! – Roosevelt la spuntò per la terza volta. La Guerra Fredda e la storica vittoria a sorpresa di Truman su Dewey frenarono i mercati alla fine del 1948.

Da quell’anno, gli investitori si sono sempre trovati a fronteggiare problemi di minima entità, negli anni di elezioni, tranne per un breve periodo nell’anno 2000 e poi di nuovo nel 2008. In ambedue i casi si è assistito all’esplosione di una bolla speculativa: nel 2000, con riferimento al comparto azionario della new economy, nel 2008 con riguardo al credito. A meno di qualche grosso, imprevedibile evento, è improbabile che ciò si ripeta nel 2012.

La tabella sottostante evidenzia la positività della situazione, negli ultimi sette-otto mesi degli anni di tornata elettorale.

  • Dal 1952, ci sono state perdite, nel primo quadrimestre degli anni in questione, in otto casi su quindici. Negli anni in cui si sono verificate le perdite, il partito in carica è stato poi estromesso per sei volte (su otto). Ironia della sorte, i mercati si sono girati al ribasso dopo quattro delle sette annate positive: nel 1956, nel 1968, nel 1973, nel 1976.
  • Mettendo a confronto il fine-mese di giugno con quello di aprile, si evidenziano profitti negli anni 1952, 1960, 1968, 1988 e 2000, anni in cui nessun Presidente in carica si candidava per una rielezione.
  • Dei quindici mesi di luglio, a partire dal 1952, nove hanno registrato perdite (1960, 1968, 1976, 1984, 1988, 1996, 2000, 2004, 2008). Cinque sono stati anni in cui non c’erano Presidenti in carica, forti, che correvano per una rielezione. Da notare che i quadrimestri aprile-luglio sono stati in perdita solo sei volte, di cui quattro – gli ultimi – in sequenza: nel 1972, con una perdita minima; nel 1984, al momento dell’inversione di tendenza; nel 1996 e nel 2000, quando la speculazione cominciò a smaltire i suoi eccessi; nel 2004 e nel 2008, allorquando scoppiò la bolla del credito.
  • Per godere di una prospettiva un po’ più lunga, la tabella di seguito considera anche dicembre. Ne emergono solo tre periodi di otto mesi in perdita, negli anni di elezioni, che si riducono a due se vengono presi in considerazione i sette mesi, anziché gli otto.

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