Una rondine non fa primavera ma…

Il bombardamento mediatico delle ultime settimane sull’andamento negativo della economia mondiale da parte della stampa nazionale ed estera ha, a nostro avviso, raggiunto l’apice. Complice di tale accanimento informativo sono state le revisioni al ribasso della crescita economica mondiale operate da organismi internazionali quali Fondo Monetario e Ocse e l’atteggiamento delle principali Banche centrali che in sequenza hanno adottato le seguenti decisioni di politica monetaria:

  • Bce taglia i tassi di 25 punti e remunererà i depositi al tasso dello 0%
  • Bank of China riduce a sorpresa i tassi
  • La Fed estende l’«operazione Twist»
  • Brasile: Banca centrale taglia tassi interesse al 9%
  • BoE aumenta QE di 50 miliardi
  • L’India è impegnata in una serie di tagli di tassi d’interesse

Tutto ciò, paradossalmente, è positivo per i mercati finanziari. Di seguito analizzeremo alcuni dati – fondamentali e tecnici – che noi riteniamo estremamente significativi per trarne importanti indicazioni operative, utili per assumere posizioni tralasciando le chiacchiere e il relativo rumore.

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Per la prima volta, dopo diverse settimane di caduta, gli indici ECRI leading US index e growth segnalano un rialzo rispettivamente 121,9 da 121,7 e -2,9 da -3,2. Coincidenza molto strana, tutti si affrettano a rivedere le proprie previsioni di consenso e l’indice della principale economia smette di scendere e si rimette a salire.

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La settimana del 22 giugno 2012 i nostri modelli relativamente al VL arithmetic Index – Indice Americano – hanno fornito un segnale di buy. Molto strano.

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Da due/tre settimane gli indici americani ed i principali indici europei con l’indice indiano – area Bric – sono in trend UP. Molto molto strano.

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Gli indici della seconda economia europea e delle due principali borse asiatiche si sono lasciati alle spalle i minimi di giugno e flirtano con il cambio di trend da DOWN ad UP. Molto, molto, molto strano.

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Le borse delle due principali economie Bric flirtano con i minimi, il problema non è la crescita ma il rallentamento, secondo alcuni marcato: la Cina è passata da percentuali di crescita a due cifre 10/11% all’attuale 7/8%, il Brasile in misura minore. Le rispettive banche centrali stanno attuando misure di politica monetaria espansioniste. Molto, molto buono soprattutto per il prezzo delle commodities

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Le due principali commodities sono sui minimi degli ultimi due anni. Molto, molto buono.

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Il dollaro ha assunto di nuovo la leadership per trainare l’economia mondiale fuori dalle secche, le aspettative sulle elezioni presidenziali – probabile cambio in vista – e la riluttanza della Fed ad attivare altri quantitative easing faranno il resto. Molto strano ma molto molto buono.

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Il nostro indice è in ripresa rispetto ai minimi di giugno, ma resta pesantemente condizionato dall’andamento dello spread. Il governo Monti ha fatto tutto ciò che doveva fare, nonostante la zavorra dell’attuale parlamento. L’italia è l’unico Paese delle economie sviluppate ad avere un avanzo primario, che grazie alle riforme realizzate diventerà permanente negli anni a venire. Il mercato stranamente, inspiegabilmente, non ha ancora percepito tale situazione, anzi le revisioni al ribasso della crescita economica hanno accentuato il movimento al rialzo dello spread.

Occhio ragazzi, il dollaro mediamente si è rafforzato contro l’euro negli ultimi otto mesi – riferimento fine ottobre 2011 – del 13,75% ed i prezzi delle commodities principali (copper e petrolio) sono scesi rispettivamente del 14,70% e del 22,50%. Forse, quasi sicuramente c’è una piccola luce in fondo al tunnel che presto diventerà più evidente ed irradierà il nostro solare Paese.

Elaborazione e Analisi Ufficio Studi RUFFO & Partners S.R.L.

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