Il dollaro è la chiave di volta

Ancora la Germania alla base dello sconquasso finanziario che sta dilaniando l’economia europea e l’economia mondiale ed ancora gli Stati Uniti d’America a fornire le scialuppe di salvataggio attraverso un massiccio apprezzamento del dollaro. Questa è la sola ancora possibile, considerata l’inettitudine e l’incapacità dei leader europei nel fornire soluzioni definitive, che può ridurre l’incentivo ad un abbandono dell’euro con conseguente break dell’intera Eurozona e consentire di guadagnare tempo per la realizzazione di riforme strutturali comunque ineludibili da parte dei Paesi dell’area periferica.

Una apprezzamento del dollaro fino al livello di 1,05-1,10 ( + 23% dai massimi del novembre scorso) consentirebbe ai Paesi dell’area periferica, Italia in testa, un drastico guadagno di competitività con immediati effetti positivi sulle nostre esportazioni, sulla bilancia dei pagamenti corrente e sulla crescita del prodotto interno lordo.

Nell’attuale situazione e senza soluzioni immediate soprattutto sul c.d. scudo anti-spread l’Italia è fortemente incentivata ad un’uscita volontaria dall’euro, con l’obiettivo molto forte di proteggere il proprio tessuto produttivo e le proprie banche da un crollo quasi certo, generato dalle carenze e manchevolezze della moneta unica e della Banca Centrale Europea così come previsto dai trattati. L’Italia del governo Monti è lontana anni luce dall’Italia di otto-nove mesi fa, certamente il lavoro non è ancora finito anzi siamo solo all’inizio, politica e politici permettendo, ma il solco tracciato è molto profondo ed il popolo italiano si sta dimostrando molto più maturo della classe politica e sindacale che lo rappresenta.

In questa situazione il Belpaese è fortemente incentivato ad un’uscita “ordinata dall’Eurozona“, i relatvi benefici in termini di guadagni di competitività, di crescita economica e di bilancio potrebbero essere molto significativi.

Al contrario anche la Germania potrebbe uscire in maniera ordinata dall’euro ma i suoi incentivi sono molto limitati, perchè patirebbe un abbassamento drastico della crescita economica, il probabile innalzamento dei costi dell’indebitamento sia pubblico che privato ed effetti negativi sulle proprie banche e sul proprio bilancio.

L’incentivo a lasciare l’euro da parte di Paesi come la Finlandia, l’Austria e l’Olanda è molto basso, quello che dicono al riguardo è rumore, mero rumore.

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