Le elezioni del 2013 e il podestà forestiero

Assistendo alle altalenanti performance di mercati sempre più volatili, attualmente ultrareattivi in senso positivo per la recente decisione BCE di acquistare obbligazioni del debito sovrano dei Paesi sotto attacco speculativo, ci torna alla mente un acuto, preveggente, editoriale di Mario Monti, pubblicato sul Corriere della Sera il 7 agosto 2011.

In quella sede il nostro SuperMario ricordava, tra l’altro, la tradizione del “podestà forestiero”, in uso nell’Italia dei Comuni, nel XIII secolo, per la quale alla guida politica della città veniva posto un esponente di spicco di un qualche Comune alleato; costui, straniero, non legato alle famiglie locali, riusciva a garantire un governo imparziale, prendendo decisioni anche impopolari, se necessarie per il bene della collettività.

Ma che peccato che, ancor oggi, scrive Monti “ … l’Italia possa essere vista come un Paese che preferisce lasciarsi imporre decisioni impopolari, ma in realtà positive per gli Italiani che verranno, anziché prenderle per convinzione acquisita dopo civili dibattiti tra le parti”.

Eppure, siamo un Paese così! O quantomeno, ci comportiamo in modo tale da farlo pensare nel resto d’Europa e soprattutto in Germania. Assistiamo infatti in questi giorni ad un dibattito politico quasi delirante tra i leader dei nostri partiti, i quali, fra proclami demagogico-populisti e rigurgiti antieuropeisti, ci fanno temere il peggio: vuoi vedere che non appena l’attuale Governo alza le tende, ci ritroviamo nella situazione di un anno fa??? Il pericolo è forte …

E allora, caro SuperMario, prima di andar via devi farci un ultimo regalo e firmare il memorandum d’intesa con l’UE, che condizioni l’operatività dello scudo anti spread al rispetto degli impegni in tema di realizzazione delle riforme strutturali, quelle che servono a portarci definitivamente fuori dal guado, in salvo sulla riva del bilancio risanato.

Insomma, poiché con l’attuale legge elettorale corriamo seriamente il rischio di un parlamento “balcanizzato”, così frammentario da non garantire la fluida operatività di un qualsivoglia Governo, serve l’arrivo di un “podestà forestiero” che imponga la prosecuzione dell’opera intrapresa da Monti con il suo gruppo di tecnici. Solo così si fa concreta la speranza di farcela evitando un ulteriore massacro sociale, economico e finanziario. Peraltro, aderendo alle direttive di un’agenda europea, non faremmo poi altro che anticipare il futuro ed auspicabile modus operandi di un’Europa realmente unita, in cui ogni singolo Stato dovrà necessariamente cedere un po’ dell’ individuale sovranità a favore dell’autorità governativa federale. Per dirla di nuovo con Monti:

“Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.”

Discorso alla Luiss, 2011, Marina Manna

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