Previdenza pubblica e integrativa. Una maratona in 42 anni

Oggi incontriamo l’amico Davide Morosi, di origine milanese, laureato in Economia, Scienze Bancarie ed Assicurative, con una ventennale esperienza nelle Direzioni Generali di gruppi assicurativo-bancari. Nel 2004 ha redatto una breve guida dal titolo “Conoscere le Assicurazioni” insieme alla rivista Espansione. Appassionato della materia previdenziale, da un anno e mezzo è CEO di Olympia Consulting Group e si occupa di consulenza e formazione a favore di istituti di credito e compagnie assicurative nonché di intermediazione di soluzioni Private Life Insurance in collaborazione con Olympia Wealth Management Ltd e con importanti Compagnie internazionali e italiane.

D: parlare di Previdenza oggi in Italia è per molti un argomento con accezione negativa e quasi da evitare. Sembra che non ci sia una vera e piena consapevolezza di quello che ci si deve aspettare al termine della fase lavorativa. Come stanno le cose oggi in Italia? Gli italiani possono dormire sonni tranquilli?

R: Dormine sonni tranquilli certamente! Non è mia abitudine dare informazioni non supportate da fatti e che possano in qualche modo preoccupare. Sul piano della previdenza pubblica, la cosiddetta “pensione”, quella ricevuta dallo Stato al termine dell’attività lavorativa, non sarà più, ahimè, di importo pari o vicino a quello percepito dalle generazioni precedenti: oggi già in pensione. In molti casi, gli assegni pensionistici sono già oggi di importo basso e le cause sono diverse. Tra le tante ne indico una in particolare: in un sistema previdenziale contributivo, come quello attuale, la cosa importante ai fini della determinazione dell’assegno di pensione è aver “accantonato” i contributi per almeno 40 anni. Diversamente dal passato, purtroppo, il lavoro oggi non è “sicuro” e “stabile” e su un arco temporale di lungo periodo (40 anni) è possibile che ci siano per diversi soggetti anni di bassa contribuzione ai fini pensionistici o in taluni casi addirittura assenti. Ciò detto, un’abitudine da adottare da tutti sarebbe quella di avere la propria situazione sempre sotto controllo. Su questo tema l’INPS, da diversi anni,  consente di accedere al suo portale web e verificare la situazione dei propri contributi accantonati.

D: Gli assegni pubblici (quelli erogati dall’INPS) che riceveremo di pensione non arriveranno più vicino all’80% dell’ultimo stipendio percepito come in passato, anzi si prevede un importo intorno al 50% se non meno. Per molti individui e lavoratori ricevere al termine dell’attività lavorativa somme tra il 50%-60% dello stipendio rappresenta un problema di non poco conto. Come è possibile ridurre questo gap con forme alternative di risparmio che, una volta giunto il tempo della pensione, integrino quest’ultima? Gli italiani hanno percepito l’importanza di questo tema?

R: La situazione descritta è quella corretta. Come noto, a seguito delle ultime riforme pensionistiche, i tassi di sostituzioni attesi (rapporto da lavoro/pensione) prevedono per chi lavora e versa contributi per 40 anni all’ente pubblico di previdenza un assegnato vicino al 50% dell’ultimo reddito percepito (percentuale che varia in funzione della categoria lavorativa). Stante la situazione economica e i trend occupazionali degli ultimi anni caratterizzati da maggiore flessibilità nel lavoro, per coloro che non potranno contare su 40-45 anni di contributi versati, si creeranno difficoltà di sostentamento economico in fase di quiescenza. Da ciò la necessità di approfondire l’argomento previdenza per tutti i lavoratori e, soprattutto, per i giovani (18-25 anni) che dovrebbero iniziare ad informarsi sul tema e sulle soluzioni disponibili al fine di integrare la pensione pubblica in modo autonomo e con largo anticipo. Un concetto che vorrei evidenziare è quello di costruirsi un proprio “zainetto” di risorse da utilizzare al termine dell’attività lavorativa: qualunque esse siano.

D: Se ho ben capito, il concetto di “zainetto” di risorse è, sostanzialmente, un modo per dire di pensare in anticipo al proprio futuro e affiancare ai contribuiti previdenziali obbligatori accantonati annualmente all’INPS altre forme di integrazione pensionistica.

R: Corretto. Di fatto, il sistema pensionistico pubblico attuale, di tipo contributivo e basato su criteri di calcolo a capitalizzazione per la determinazione della pensione, funzionano già (o dovrebbero funzionare) secondo il concetto di “zainetto” che si riempie con i contributi obbligatori. Purtroppo, i dati di proiezione e di rivalutazione previsti per i nostri contribuiti (rivalutazione annua basata sulla variazione media quinquennale del PIL), dopo una “maratona” di lavoro di 42 anni (non chilometri) determinano, come già detto, un risultato vicino alla metà dell’ultimo reddito. Conoscere però tutto ciò con largo anticipo rappresenta a mio giudizio un punto positivo e non negativo. Contestare un sistema è sempre lecito e proporre modifiche migliorative è auspicabile, ma nell’attesa di cambiamenti non fare nulla sarebbe un grave errore perché si perderebbero anni di tempo nella costruzione di un “secondo zainetto”.

D: Da queste indicazioni, due considerazioni e una domanda. Il tempo a disposizione è certamente un grande alleato di chi deve pianificare risultati nel futuro (pensione); i giovani, occupati o con reddito anche mimino, dovrebbero approfondire il tema, ma ancora di più chi è in pensione oggi o chi è molto vicino dovrebbe sensibilizzare e supportare le generazioni successive, le quali spesso non dispongo di risorse economiche nei primi anni di lavoro. Se il concetto di “zainetto” personale da affiancare a quello pubblico è chiaro, la cosa interessante da sapere è che cosa dovrebbe contenere a scadenza questo zainetto per integrare la pensione pubblica?

R: Mi fa piacere che il concetto illustrato sia chiaro. Per rispondere alla sua domanda utilizzerò alcuni esempi che come tali hanno lo scopo solo di dare un’idea più tangibile di quanto affermato in questa intervista. Per determinare la pensione in un sistema contributivo si deve conoscere alla fine dell’attività lavorativa a quanto ammonta il proprio “montante contributivo” (cioè il contenuto dello zainetto), frutto dei singoli contributi  obbligatori accantonati e delle rivalutazioni previste per legge. A questo importo si applica il cosiddetto coefficiente di trasformazione (reddito/pensione) legato all’età, che traduce in pensione annua il montante accumulato dal soggetto nel corso della sua vita lavorativa (Tabella fonte INPS – i coefficienti variano a seconda dell’età anagrafica alla quale consegue la prestazione previdenziale). Ipotizziamo un lavoratore che ha versato contributi per circa 6 mila euro annui per 40 anni raggiungendo un montante complessivo pari a 280mila euro (contributivi + rivalutazioni). Per convertire in pensione annua lorda tale importo si dovrà moltiplicarlo per il coefficiente di trasformazione relativo all’età in cui il lavoratore esce dal mondo del lavoro. L’importo pensionistico aumenta all’incremento dell’età anagrafica. Se il lavoratore conseguisse la pensione a 65 anni otterrà un importo pari a circa 14.912 euro lorde annue (€ 280.000 x 5,326% = € 14.912); se conseguisse la pensione invece a 70 anni l’importo salirebbe a 17.858 euro annui lordi (€ 280.000 x 6,378% = € 17.858). Considerando che la pensione pubblica costituisce reddito imponibile soggetto a tassazione Irpef, l’importo netto disponibile mensilmente, nei due casi suddetti, non è certo generoso dopo 40 anni di lavoro.

coefficienti-trasformazione-copia

In questo quadro emerge forte la necessità di affiancare alla pensione pubblica uno “zainetto privato” che permetterà alla fine dell’attività lavorativa di beneficiare di una rendita aggiuntiva a quella ricevuta dal sistema pubblico. Le soluzioni e gli strumenti presenti sul mercato per costruire uno “zainetto privato” sono molteplici e ognuno ha caratteristiche e vantaggi validi e adeguati se preventivamente valutati rispetto alle esigenze di ogni singolo interessato. Personalmente ritengo che le forme di previdenza integrativa (P.I.P.  Fondi Pensioni) siano uno degli strumenti da poter attivare per ottenere una pensione aggiuntiva ma non gli unici. Infatti, se pensiamo di avere a disposizione prima dell’età di pensione 30-40 anni di tempo, è opportuno poter valutare nel pannel degli strumenti da attivare anche soluzioni di risparmio finalizzato, di investimento (es: una parte di eredità ricevuta) e strumenti finanziari con gestioni “tailor made”. Avendo come obiettivo quello di una pensione aggiuntiva (e non il guadagno o la speculazione) le soluzioni suddette devono avere come caratteristica un livello di rischio contenuto e, alla scadenza, poter ottenere una pensione calcolata in modo identico a quello pubblico, attraverso l’applicazione di coefficienti di trasformazione (come nel caso di molte soluzioni assicurative). Un vantaggio da subito evidente delle soluzioni assicurative è che la pensione maturata non sarà soggetta ad imposte sul reddito ma su essa graverà solo l’imposta sostituiva sul rendimento conseguito (sul capital gain): molto più favorevole rispetto a quanto previsto per la pensione pubblica (che si cumula con altri redditi). Per un lavoratore con 30-40 anni di tempo a disposizione avere l’obiettivo di costruire uno “zainetto privato” che intorno a 65 anni contenga € 100.000 o € 150.000 (determinati da versamenti liberi + rendimento finanziario) è un’ottima scelta: da questo montante, all’età indicata, avrebbe diretto ad una pensione privata pari a 5.326 euro annue nette (€ 100.000 x 5,326%) oppure di € 7.989 (€ 150.000 x 5,326%) con i coefficienti di trasformazione attuali. Si tratta di pensare il prima possibile ad una faticosa maratona, con 42 anni di sacrifici è vero, ma distribuiti su molti anni (circa un chilometro all’anno) quindi con impegni contenuti ma con risultati all’arrivo di grande utilità che permettano di mantenere la propria autonomia economica. Da non dimenticare un aspetto importante: uno “zainetto privato”, costruito con più strumenti, non ha una scadenza fissata per legge e ciò consente di essere liberi di utilizzarlo anche qualche anno prima dell’età pensionistica decisa dal sistema pubblico.

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