Covered call e naked put: due semplici strategie per massimizzare gli investimenti azionari e ottimizzare i fattori di rischio

Businessman Touching a Graph Indicating Growth

I mercati finanziari, al giorno d’oggi, sono caratterizzati da innumerevoli strumenti diversi dalle azioni, troppo spesso trascurati dall’utenza non professionale. Tra gli strumenti più versatili annoveriamo ad esempio le opzioni, le quali se usate correttamente possono ottimizzare e migliorare i profili di rischio-rendimento rispetto agli investimenti tradizionali sull’equity. Tantissime sono infatti le possibili strategie, più o meno complesse, che vanno dall’acquisto/vendita secca di opzioni fino all’elaborazione di sistemi più articolati in grado di offrire profitti interessanti anche in mercati laterali o lievemente direzionali. In questo articolo si vogliono spiegare due semplicissime strategie, covered call e naked put, in grado di offrire uno spunto operativo diverso rispetto al classico investimento in azioni.

La prima strategia, la covered call, consiste nell’acquisto di azioni e la contestuale vendita di un’opzione call “coperta” sugli stessi titoli azionari per il medesimo controvalore. Nello specifico la scelta dello strike dell’opzione venduta coinciderebbe con il prezzo al quale si sarebbero vendute le azioni cosicché, qualora i titoli arrivassero allo strike price alla data di scadenza dell’opzione, questi verrebbero ritirati e l’investitore incasserebbe, oltre l’utile conseguito sull’equity, il premio delle call vendute. In caso di un movimento contrario rispetto a quello sperato o di una prolungata fase laterale, invece, l’investitore si ritroverebbe comunque le azioni ad un prezzo di carico più basso essendo queste ultime rettificate per il premio incassato dalla vendita delle opzioni.

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Facciamo un esempio:

Ammettiamo che voglia entrare long sul titolo unicredito al prezzo di 2 euro per azione essendo convinto che esso possa arrivare a 2,5 euro nel giro di un trimestre. In tal caso acquisterei ad esempio 1000 unicredito per una spesa totale di 2000 euro ed andrei a vendere la call strike 2,5 scadenza 3 mesi al prezzo di 0,1 incassando 100 euro. In tal caso migliorerei la mia strategia rispetto l’acquisto secco in quanto mi troverei le azioni in carico ad un prezzo di 1,9 euro pur comprandole a 2 euro. Naturalmente, di contro, qualora le azioni dovessero salire ben oltre i 2,5 euro, a scadenza dell’opzione sarei comunque obbligato a consegnarle al prezzo dello strike.

La seconda strategia, la naked put, consiste invece nella vendita secca di un’opzione put “scoperta” con sottostante un titolo azionario specifico. In questo caso l’obiettivo sarebbe quello di sfruttare un incremento di volatilità per incassare il premio derivante dalla vendita dell’opzione. Naturalmente è necessario in questo caso operare le opportune cautele al fine di non correre rischi non calcolati a priori. In primis occorrerebbe vendere un quantitativo di opzioni che potrebbero essere “coperte” in caso di attraversamento dello strike. In secondo luogo andrebbe scelto uno strike corrispondente ad un livello di prezzo considerato conveniente al quale si avrebbe intenzione di comprare il sottostante. Infatti nel caso in cui le previsioni fossero errate sarebbe proprio quello il prezzo al quale saremmo obbligati a comprare le azioni avendo però un vantaggio rispetto all’acquisto diretto del sottostante, ossia l’incasso del premio. Naturalmente, in caso di mancato esercizio delle put, il premio corrisponderebbe al massimo gain possibile. Ne deriva che tale strategia risulta conveniente quando la volatilità è alta e di conseguenza il premio consistente, fermo restante che un’alta volatilità comporta oscillazioni maggiori.

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Facciamo un esempio:

Supponiamo che in seguito ad una violenta discesa del titolo unicredito sia aumentata la volatilità ed io sia convinto che ai prezzi di mercato, intorno ai 2 euro, vi sia una buona base sulla quale acquistare. In tal caso, invece dell’acquisto del sottostante, potrei optare di vendere una put strike 2 prezzo di 0,2 per un incasso totale di 200 euro. In tal caso, qualora il titolo rimbalzi, incasserei il premio derivante dalla vendita dell’opzione. In caso contrario, qualora il titolo dovesse bucare al ribasso la soglia dei 2 euro, mi troverei obbligato ad acquistare a tal prezzo ma godrei comunque di un vantaggio pari al premio incassato che mi farebbe ritrovare, in questo caso, i titoli in portafoglio ad un prezzo di carico di 1,8 euro.

Alessandro Mastropaolo

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