L’Egitto come possibile meta alternativa di investimento

L’Egitto rappresenta ad oggi una nazione che ha acquisito un peso geopolitico proprio e lo ha dimostrato, ad esempio, nel triste “caso Regeni”. In questo contesto teso (Siria, Russia, Yemen), il gigante del Nilo è infatti determinante nello scacchiere mediorientale e risulta essere un protettorato USA. Il mega finanziamento del Fondo Monetario Internazionale conferma la cosa (il FMI è comandato dagli USA). Le premesse per l’implementazione sono state comunicate dalla Lagarde e prevedono riforme, un contributo da 6 miliardi di dollari auto finanziato (ci pensano i paesi del Golfo) e la svalutazione della valuta locale a livelli più consoni.

Ci siamo quindi trovati, nei mesi estivi, ad affrontare questo spauracchio dovendo rivedere l’allocation; abbiamo scelto a tal proposito titoli di società che siano “hedging naturale” ovvero real estate ed esportatori.

In quest’ambito, in Egitto, esistono aziende molto buone e ben gestite e possiamo elencare le real estate (Palm Hills, Sodic), la El Sewedy (electrical equipment, partner locale della Siemens) e, infine, la Oriental Weavers (leader mondiale nella produzione di tappeti e uno dei primi fornitori di Ikea). Abbiamo incontrato il management di tutte le società citate a Londra, traendone un ottimo spunto operativo.

Pare utile sottolineare il comportamento borsistico di queste azioni da quando si parla di “IMF deal” imminente, prendendo data del 22 settembre:

  • ORWE  +22,3% (da 7,55 a 9,24 EGP)
  • SODIC +13,3%  (da 12 a 13,6 EGP)
  • SWDY +19,6% (da 51 a 61 EGP, complice anche un buy back)
  • PHDC +2,5% (da 2,38 a 2,44 EGP)

Ricordiamo che la storia economica insegna che i minimi valutari sono quasi sempre minimi di borsa nei paesi frontiers. Dopo la Nigeria, dunque, anche l’Egitto si appresta a migliorare il business environment.

Fabio Caldato
Partner Olympia Wealth Management

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