Bond ed elezioni USA, una sfida per i mercati, in entrambi i casi

Fino a qualche settimana fa, comprare Titoli Governativi europei era come raccogliere monetine in mezzo alla strada, sfidando lo schiacciasassi in arrivo: guadagno potenziale minimo, a fronte di un rischio mortale.

In un mondo, tuttora, a rendimenti negativi sui bond di qualità, alcuni investitori si sono spinti verso asset class più rischiose nel disperato tentativo di “trovare valore”. Altri, costretti a seguire un benchmark e vincolati da un mandato “conservativo”, sono stati “costretti” ad acquistare bond e, per evitare la perdita certa (a scadenza) dei bond con rendimenti negativi, hanno fatto acquisti su bond a lungo termine o di bassa qualità, subendo nelle ultime settimane severi ridimensionamenti del portafoglio. Altri, troppo concentrati su strategie relative value, assopiti davanti alla formula del VAR (value-at-risk), o intorpiditi dai primi freddi, si son distratti e non hanno visto lo schiacciassi arrivare.

Voci di tapering della BCE, dati economici in miglioramento, confermati anche dagli indici Markit sul Terziario dell’Eurozona settimana scorsa, economia inglese galoppante (grazie alla sterlina debole e nonostante i timori di Brexit), prodotto interno lordo USA salito più delle attese, al passo del 2.9% annualizzato nel terzo trimestre 2016, dati sull’occupazione stabili o in leggero miglioramento da entrambe le sponde dell’Atlantico hanno risvegliato il fantasma dell’inflazione, sepolto da anni. L’incubo di chi detiene bond in portafoglio. E sono cominciate le vendite.

Markit PMI Composito Eurozona:
https://www.markiteconomics.com/Survey/PressRelease.mvc/80c94c5195b745a1a34ba3ee092f7646

GDP USA Terzo Trimestre 2016:
http://www.bea.gov/newsreleases/national/gdp/2016/gdp3q16_adv.htm

I rendimenti sui BTP decennali italiani sono decollati dall’1,05% di inizio agosto all’1,75% di oggi.

Morale, la veloce discesa di prezzo dei bond e risalita dei rendimenti (inversamente correlata al prezzo) è stata una mezza carneficina che ha spaventato tutti.

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Grafico giornaliero BTP 2046, sceso di quasi il 15% in meno di tre mesi

Gli investitori sul mercato azionario temono il rialzo dei rendimenti dei bond perché, più i bond rendono, più diventano attraenti rispetto all’azionario. Gli investitori sulle valute emergenti, consapevoli che le operazioni di carry-tradepatiscono l’aumento della turbolenza sui mercati, se trovano rendimenti più alti (o meno bassi) sulle hard currency (come euro e dollaro) alleggeriscono le posizioni in valuta emergente. La recente risalita dell’Euro contro dollaro USA (da 1.0848 del 25 ottobre a oltre 1.11 di venerdì) e contro altre valute ne è la prova.

Discorso simile per gli investitori sui bond high yield, emissioni con cedole alte, ma basso rating che, con il mare in burrasca, diventano illiquidi e scendono di valore.

Nelle ultime settimane, ha guadagnato sui bond chi, facendo un’operazione considerata speculativa, li ha venduti allo scoperto per ricomprarli più bassi. Contrariamente alla vendita allo scoperto sulle azioni, che non hanno un tetto predefinito alla potenziale salita, sui bond la salita del prezzo trova un tetto nella scadenza, perché a scadenza vengono rimborsati a 100. Nella logica distorta dei tassi negativi, chi vende allo scoperto bond con tassi negativi incassa un rendimento ed è dunque ancora più invogliato ad andare corto.

Ha fatto bene anche chi, con la genuina concretezza del geometra di provincia, constatando che “ove non c’è guadagno, perdita certa”, è sceso dal reddito fisso dopo la lunga cavalcata, si è fermato a dare da bere ai cavalli, tenendosi liquido in attesa di migliori opportunità.

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Hillary Clinton nel 1969, laurea in scienze politiche al Wellesley College

In questo scenario, tanti feriti, ma nessun morto sul campo, gli investitori si preparano a uno dei principali eventi dell’anno, le elezioni presidenziali USA.

Il Presidente non è scelto direttamente dalle persone, ma da un collegio elettorale che trasforma l’elezione in una battaglia per vincere i singoli Stati. Sebbene i nomi dei presidenti appaiano nel voto, gli elettori devono scegliere fra un elenco di “elettori” per rappresentare il proprio Stato nel collegio elettorale. Ogni partito sceglie i propri elettori, che tipicamente sono i leader di partito o rappresentanti locali.

I voti elettorali di ogni Stato sono pari al numero di legislatori che lo Stato ha nella House of Representatives (uno dei due rami del Congresso, l’equivalente della Camera dei Deputati, l’altro è il Senato) più i suoi due senatori, per un totale di 538. Il candidato vincente deve aggiudicarsi la maggioranza di questi voti, ovvero 270.

Il nuovo Presidente avrà in mano le redini della più importante economia mondiale per 4 anni, potendo eventualmente essere rieletto una seconda volta, per altri 4 anni, alla fine del primo mandato (come è successo con Obama).

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Bill e Hillary Clinton. Come racconta Hillary: si scambiarono occhiate e “ci fu un’attrazione immediata”

L’elezione del Presidente degli Stati Uniti è sempre seguita con grande attenzione dagli investitori, perché il programma politico del Presidente eletto ha un forte impatto sia sui singoli settori interni all’economia americana, sia nella politica economica internazionale.

Hillary Clinton. Brillante curriculum accademico tra il Wellesley College e la Yale Law School. Straordinaria carriera legale. First lady al fianco di Bill Clinton. Segretario di Stato nell’Amministrazione Obama. L’attenzione della Clinton al tema ambientale potrebbe favorire i settori delle infrastrutture, delle energie rinnovabili e dell’industria tecnologica nel settore della difesa militare. Tasse più alte per i ricchissimi. Favorevole al libero commercio, sorride ai partner commerciali nell’America Latina. Pessimo rapporto con Putin, il suo staff accusa Mosca del cyber attack a favore di Trump. Contraria all’espansionismo Cinese nel Mar della Cina, cerca però di destreggiarsi con passo da ballerina nel rapporto col gigante asiatico, consapevole che l’espansione economica USA sta avvenendo anche grazie all’export. Sulla questione siriana, è a favore di un intervento deciso, ma senza truppe sul campo. Rappresenta l’establishment. Nonostante la notizia di oggi che l’FBI non incriminerà la Clinton per il cosiddetto email-gate, questo rimane il suo tallone d’Achille, oltre al fatto di essere un noioso déjà vu: dir bugie è sempre brutto, ma per gli americani è terribile.

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Donald Trump travestito da marinaio (secondo da sinistra) in una recita delle scuole medie. I compagni di classe, racconta un documentario su CNN, lo ricordano come un piantagrane. http://edition.cnn.com/2016/04/15/politics/early-trump-photos/

Donald Trump. Ricco di famiglia (a dispetto dell’immagine da self-made-man), con padre affermato costruttore e sviluppatore immobiliare. I genitori lo spediscono all’Accademia Militare di New York all’età di 13 anni, sperando che un po’ di disciplina gli faccia bene. Atletico giocatore di baseball ai tempi degli studi, dopo la laurea in economia alla Wharton School of Finance, segue la carriera paterna entrando nel business di famiglia. Produttore del reality show su NBC “The Apprentice” in cui Trump, nei panni del boss, seleziona e licenzia candidati desiderosi di far parte del suo staff. Famoso per la frase “You are fired!” (sei licenziato) https://www.youtube.com/watch?v=7R1vT87nrUQ.

Demagogico, populista e militarista, ha fatto del taglio delle tasse il suo cavallo di battaglia nella corsa alle elezioni. Nella sua retorica si è scagliato contro il libero commercio, sparando accuse, come un pistolero fuori controllo, contro il NAFTA, il North America Free Trade Agreement con Messico e Canada (da mesi, l’andamento del Peso messicano riflette quello dei sondaggi elettorali). Ha parlato della costruzione del muro (The Wall, pronunciato con la a molto aperta) contro il Messico. Promesso di rimpatriare negli USA la produzione di prodotti americani che oggi vengono fatti in Asia, “to make America great again” (inquietante espressione mussoliniana, come l’altra già usata da Trump “meglio un giorno da leone che 100 da pecora”). Forte critico nei confronti della politica di bassi tassi d’interesse portata avanti dalla Federal Reserve.

Come farebbe Trump a finanziare il deficit federale che i drastici tagli delle tasse produrrebbero? Quali effetti potrebbe generare la forte liberalizzazione del settore energetico di cui Trump si fa promotore? Che effetto produrrebbe la politica protezionista (sempre che  il Congresso approvi i fondi per costruire il muro al confine col Messico e le altre iniziative)? Trump rappresenta l’anti-establishment, il voto di protesta.
La campagna contro il Messico sta giocando oggi contro Trump, ben più delle sue battute impopolari nei confronti delle donne. Molti elettori di origine latina, si stanno rivolgendo verso Hillary.

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Donald Trump all’Accademia Militare, nel 1964

Operativamente e per concludere

I mercati guardano a Trump con l’apprensività di una madre che vede il figlio grasso e scatenato vicino alla collezione di porcellane di Sèvres nel salotto di casa.

Mentre l’astrofisico Stephen Hawkin dice che è più facile comprendere l’origine dell’universo che spiegare la popolarità di Trump, il professore di Berkeley George Lakoff, linguista che da decenni studia il rapporto fra mente e politica, sostiene che Trump “non usa parole a caso, sa quali reazioni provocherà”. Comunica al cuore, alla parte irrazionale del cervello dell’elettorato. Anche le sue gaffe fanno parte della strategia di comunicazione. http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/21/news/george_lakoff_carisma_e_battute_la_formula_trump_parla_direttamente_al_nostro_cervello_-144553118/

Le probabilità sono tuttora a favore di una vittoria della Clinton ma, come è successo con Brexit, c’è una parte di elettori a favore di Trump che si vergogna di dirlo, oltre agli indecisi, che potrebbe giocare un ruolo sorpresa, all’ultimo minuto.

In caso di vittoria di Trump, ci sarebbe una forte reazione negativa dei mercati azionari nell’immediato. Poi dipenderebbe dall’interpretazione del copione. Anche Reagan, che per certi versi gli somigliava, fu accolto con timore in prima battuta, ma poi i mercati si girarono al rialzo. Sui bond potrebbe avvenire il contrario. Ricoperture iniziali legate a un flight to quality per poi scendere sul timore di una dimissione dell’attuale Presidente della Fed Janet Yellent e di un rialzo tassi d’interesse.

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Nel 2005 sembravano buoni amici…

In caso di vittoria Clinton, potrebbe succedere l’opposto. Reazione di sollievo iniziale, ma nuova stanchezza del mercato dopo una prima fase di euforia. Se avere Trump come padrone di casa può far paura, averlo seduto al tavolo dell’opposizione è forse peggio.

Indipendentemente dalle elezioni americane, diversi giganti dell’economia USA, come Apple, iniziano a vedere cali di fatturato e profitto.

Il messaggio che arriva dalle banche centrali è certamente meno espansivo di prima.

In questo contesto, son più i rischi al ribasso per i mercati azionari che le opportunità al rialzo.

Per i bond vale un discorso simile ma, tatticamente, il recente sell-offsull’obbligazionario suggerisce la possibilità di un rimbalzo.

Tanta liquidità in portafoglio e grande diversificazione per asset class, regioni geografiche, valute e strategie (al rialzo e al ribasso), possono essere una buona ricetta per affrontare l’incertezza.

First Presidential Debate:
https://www.youtube.com/watch?v=855Am6ovK7s

Second Presidential Debate:
https://www.youtube.com/watch?v=TxhERjENFt8

Final Presidential Debate:
https://www.youtube.com/watch?v=0HrS_BWescM

Buona settimana e buone elezioni a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com

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