Business Angels: alternativa alla finanza tradizionale o imperdibile occasione di sviluppo, a vantaggio delle piccole imprese, delle sinergie banca – investitori informali?

“Il Business Angel è un investitore informale non istituzionale che, mediante ricerca diretta ed autonoma, apporta del capitale proprio ad una o più start up o ad imprese con forte potenziale di crescita, diventandone così azionista ed assumendo una responsabilità nell’azienda. In particolare, grazie alla sua natura imprenditoriale, alla sua esperienza manageriale, alla rete di contatti e al patrimonio personale, esso è in grado di agevolare l’avvio e lo sviluppo di nuove iniziative economiche.” (Guida Pratica allo sviluppo di progetti imprenditoriali, a cura di KPMG edita da IBAN)

L’intervento del Business Angel può sostanzialmente assumere due differenti tipologie:

  • Business Angel finanziari, i quali apportano in azienda capitale di rischio e si comportano come soci qualificati e supervisori;
  • Business Angel industriali, che, oltre ad apportare capitale di rischio, assumono responsabilità manageriali e gestionali.

In genere, il capitale impiegato varia in un range di 10.000,00/500.000,00 euro, con un orizzonte temporale di medio periodo (3/5 anni) al termine del quale realizzare una significativa plusvalenza di uscita. Chiaramente il target di tali investitori sono le piccole imprese aperte all’ingresso nel loro equity di nuovi soci o che vogliano ridurre l’indebitamento bancario ovvero che abbiano poche possibilità di accesso a tale tipologia di indebitamento; ma che non abbiano nemmeno la possibilità di finanziarsi con prestiti obbligazionari.

Evidentemente, tra i requisiti che un Business Angel dovrà valutare di una azienda target ci saranno:

  • Potenzialità di reddito ancora inespresse;
  • Cash flow che il nuovo capitale sarà in grado di generare in termini di dividendi;
  • Capacità dell’azienda di acquisire valore nel medio periodo.

Tali caratteristiche potranno essere valutate non prescindendo da un Business Plan posto all’attenzione degli investitori e che illustri, in particolare, in maniera completa e documentata: l’idea, il management, il mercato, le fonti di finanziamento ed i tempi di attuazione del piano.I “concorrenti” del BA, nella fase di early stage (seed e start up), sotto il profilo dell’impiego nell’equity, sono i fondi di private equity e le società di venture capital (investitori formali), che investono in imprese che richiedono impegni finanziari notevoli e che siano strutturate sotto il profilo della disponibilità e dell’analiticità dei dati aziendali.E’ interessante esaminare i dati rilevati dal network italiano di Business Angels IBAN (Italian Business Angels Network).Ogni anno IBAN promuove una Survey per analizzare il mercato italiano dell’informal venture capital, sia dal punto di vista degli investimenti effettuati che da quello delle caratteristiche dei Business Angels.La Survey 2014 è stata finalizzata a raccogliere dati sugli investimenti, disinvestimenti e caratteristiche personali dei Business Angels nel 2014 e si è svolta nei primi mesi del 2015.Il campione osservato ha riguardato 279 Business Angels, per un totale di 135 operazioni censite. Il campione è costituito da una parte rilevante di risposte aggregate (proveniente dai BAN e dai Club di Angels), mostrando il costante sviluppo degli investimenti in sindacati di Angels (cordate). Il grafico sottostante mostra il riepilogo delle statistiche della Survey di IBAN nei 4 anni che precedono il 2015.

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L’intervento dei BA non è da considerarsi semplicemente alternativo alla fonte di finanziamento di capitale di terzi (banche e fornitori) ma, piuttosto, fa da amplificatore delle opportunità di finanziamento:

  • L’incremento dell’equity determina una maggiore meritevolezza creditizia agli occhi delle banche e dei fornitori, che sono più disponibili ad affidare l’azienda a fronte di un rischio d’impresa di maggiore condivisione;
  • Si ottiene un effetto incremento del grado di fattibilità del business con l’innesto nel management della start up di un BA d’esperienza;
  • Aumentano le possibilità, attraverso le garanzie offerte dal BA, di accedere a “credito di firma”;
  • Preparazione della start up a diventare una scale up con diverse e maggiori opportunità di finanziamento.

Chiediamoci a questo punto se il mondo bancario (finanziatori istituzionali) possa avere un ruolo attivo nella diffusione della ricerca dei BA da parte delle start up e nel matching tra i soggetti considerati.

I problemi sono due ma hanno una soluzione comune:

  • I BA ricercano costantemente aziende con idee innovative e fattibili, talvolta non hanno però cognizione della domanda di equity sul territorio;
  • Le Start Up non hanno spesso sufficienti informazioni su potenziali BA da coinvolgere nel loro business.

Consideriamo, quindi, la circostanza che le banche sono, in genere, abbastanza radicate nel territorio: hanno sportelli, contatti e personale che possono alimentare una banca dati dei BA sì da incrociare le istanze dei prenditori di fondi con quelle dei datori di fondi e fare da qualificati testimoni in tale connubio anche con l’apporto del credito limitato alle effettive potenzialità dell’impresa.

Risultato:

  • Le Start Up ed i BA del territorio si incontrano più facilmente e sotto l’ “endorsement” dell’operatore bancario;
  • Se il matching va a buon fine, la banca potrà inserirsi con la linea di credito di supporto più adeguata alla situazione condividendo e, quindi, riducendo il proprio rischio di credito.

In questo processo possono inserirsi utilmente anche le finanziarie regionali in quanto hanno la necessità di veicolare fondi su imprese, in genere di piccole e di medie dimensioni, la cui vitalità ne consenta la restituzione e, quindi, permetta il turnover delle risorse da impiegate.Un’altra struttura in genere “in house providing” che troverebbe enorme giovamento da tale matching è rappresentata dalle società “Sviluppo Italia” regionali che potrebbero attingere a tale banca dati non soltanto per l’erogazione di fondi ma anche mettendo in contatto BA e Start Up.Ritengo che un modello nuovo e più efficace di condivisione del rischio ed amplificazione dei fondi a disposizione delle Start Up possa essere rappresentato proprio dalle sinergie “BA-Bancainvestitori stituzionali locali”.Dove tale interazione renderebbe più solida la relazione tra le varie figure di finanziatori esercitando un effetto leva sulla finanza aziendale: maggiore equity genera maggiore capitale di finanziamento e, potremmo aggiungere, maggiore capitale di funzionamento. Ma genera anche tassi di interesse passivi più contenuti sì da rendere maggiormente attivo l’effetto leverage.Un’altro fenomeno molto simile a quello dei BA in termini di apporti di equity è rappresentato dall’equity crowdfounding, in Italia regolamentato dal D.L. 179/2012 e succ. int. e mod.”il crowdfunding consiste nell’utilizzare Internet per la raccolta di capitale da gruppi di persone con interessi comuni al fine di finanziare un progetto o un iniziativa.In questo contesto, gli elementi che compongono il fenomeno del crowdfunding, possono essere visti come uno scambio di informazioni (idee e progetti) e di capitale (fondi) tra persone o gruppi di persone (crowd), attraverso strumenti informatici (social media, social network), in un ambiente virtuale (Internet)” (fonte: innovami.it”).In Italia, la CONSOB ha regolamentato il c.d. equity Crowdfounding che prevede la raccolta di capitale di rischio da parte delle Start Up innovative attraverso piattaforme on line.Ben potrebbe inserirsi tale ulteriore occasione di finanziamento in una relazione in corso tra Start up, Banca e Business Angels.La partecipazione alle fonti di finanziamento dell’impresa dei Business Angels e delle banche agevolerebbe enormemente la “colletta” on line così da attirare maggiori investitori fiduciosi nella business idea e tranquillizzati dalla partecipazione al finanziamento dell’impresa di investitori sia del mondo bancario che non istituzionale.

Dott. Prof. Donato Toma
docente a contratto di finanza aziendale (corso avanzato) presso la facoltà di economia dell’Università degli Studi del Molise, dottore commercialista e revisore legale

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