Come sconfiggere il mostro chiamato pensione

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Da un po’ di tempo non si dormono sonni tranquilli dalle parti dell’INPS e del Ministero Del Lavoro e della Previdenza Sociale. L’ossessione è il problema delle pensioni per le giovani generazioni e anche per le meno giovani (i nati negli anni 1960 e 1970 a cavallo dei due sistemi retributivo e contributivo) che con l’adozione del sistema contributivo vedrebbero una drastica riduzione delle prestazioni previdenziali. Dall’attuale 80% dell’ultimo stipendio percepito a circa il 50% come ci ha spiegato Davide Morosi nella sua intervista. La conseguenza di ciò è che i futuri pensionati non riusciranno a mantenere i loro standard di vita, anzi  in tanti potrebbero avere anche problemi di sopravvivenza.

Purtroppo devo constatare che l’argomento è molto di attualità fra gli addetti ai lavori e poco sentito anzi per nulla avvertito da chi invece dovrebbe essere molto preoccupato: i futuri pensionati. Davide Morosi ha indicato quali potrebbero essere le soluzioni, da parte mia mi limiterò ad illustrare la migliore soluzione dal punta di vista finanziario, dei costi e anche fiscale, considerato l’attuale quadro legislativo. Un’annotazione comunque è d’obbligo, l’insuccesso del secondo pilastro costruito intorno  ai Fondi pensioni negoziali, fondi pensioni aperti e PIP di tipo assicurativo.

Le cause di tale insuccesso sono da ricercare probabilmente in un contesto operativo e legislativo non propriamente adeguato, dove gli  attori principali mancano della giusta esperienza dato il periodo relativamente breve della presenza di tali strumenti  nel nostro ordinamento,  e di costi a nostro avviso eccessivi. La cartina al tornasole di tale situazione sono i rendimenti delle gestioni che negli ultimi dieci anni si situano tra il 1% e 4%, mediamente per 2,5% annuo. Il suggerimento che mi preme dare è il seguente: ricercare soluzioni personalizzate cosiddette TAILOR MADE e con costi chiari ed estremamente contenuti. Oggi tutto ciò è realtà grazie alla tecnologia ed all’innovazione finanziaria che consentono di fare ciò che fino a pochi anni fa non era possibile, ovvero fornire suggerimenti e soluzioni finanziarie a TUTTI: ritagliate su misura per grandi patrimoni e piccoli risparmiatori.

Lo strumento che ci consente di investire, con la stessa efficacia, piccole somme e grandi capitali con costi contenuti sono gli ETF (Exchange Trade Fund) fondi di investimento a gestione passiva che replicano gli indici di mercato.

Gli attrezzi del mestiere per realizzare soluzioni personalizzate sono:

  1. Aprire un conto di deposito titoli e un c/c di servizi di appoggio in una banca che offre servizi online; questo consente di mantenere bassi costi di intermediazione.
  2. Identificare la propria propensione al rischio e l’obiettivo dell’investimento.
  3. Utilizzare gli ETF su indici di borsa e obbligazioni per costruire il proprio portafoglio
  4. Il fattore TEMPO a disposizione, 10-20-30-40 anni alla pensione.

Il fattore tempo è determinante per coniugare il fattore rischio: maggiore è il tempo a disposizione più alta  è  l’allocazione sugli indici azionari. L’esatto opposto di quello che si vede in giro oggi nei fondi pensione e PIP assicurativi, prevalentemente focalizzati sui bond. I ritorni medi del mercato americano negli ultimi 100 anni sono stati rispettivamente 8,7% per le azioni e 3,2% per le obbligazioni, mentre per gli indici azionari mondiali il ritorno medio sulle azioni è del 7,2% . Secondo una recente analisi di Morningtar riguardo il mercato americano, che in buona sostanza sintetizza le nostre stesse problematiche, ma in un contesto più maturo ed evoluto dal punto di vista previdenziale, evidenzia chiaramente come l’investimento in indici azionari offre ritorni molto più elevati rispetto all’investimento in bond.

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Da ciò possiamo ricavarne validi ed utili suggerimenti per le nostre soluzioni su misura personalizzate:

  1. Investire in prevalenza attraverso gli ETF sugli indici azionari con diversificazione globale;
  2. Il mix di allocazione tra indici azionari e bond deriva dal tempo a disposizione e dalla personale propensione al rischio;
  3. Focalizzarsi sulla massimizzazione nel medio-lungo periodo della crescita degli asset nel portafoglio evitando reazioni emotive e tentativi estemporanei di minimizzare le perdite;
  4. Lasciare che il fattore TEMPO faccia il suo lavoro capitalizzando i ritorni del portafoglio. In questo caso gli ingredienti sono: il potere del risparmio nel tempo e il potere del tempo a disposizione per l’investimento. Miscela esplosiva.
  5. Scegliere un bravo consulente finanziario indipendente capace di maneggiare gli attrezzi e monitorarli 7 giorni la settimana per 24 ore per effettuare i necessari ribilanciamenti, il tutto in maniera rigorosamente automatica, ovvero per gli addetti ai lavori “quantitativa”, tenendo fuori dal processo decisionale opinioni e condizionamenti.

Il capitale così ottenuto non ha una  sua scadenza fissata per legge, può essere prelevato anche qualche anno prima, le tasse sono già pagate attraverso l’imposta sostitutiva  sui capital gain, e non è escluso un intervento legislativo per creare conti previdenziali ad hoc con fiscalità agevolata, tra l’altro come già ampiamente fatto all’estero. E per ultimo ma non per importanza il deposito titoli oggetto della gestione del portafoglio non rientra nella clausola cosiddetta  Bail-in per i fallimenti bancari.

E allora? Iniziamo il prima possibile.

Nicola Ruffo
Amministratore delegato Ruffo & Partners Financial Advisor

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