Santa Claus docet: nessuno tocchi il Rally di Natale

Brexit, elezioni americane, referendum italiano, BCE sono stati i catalyst degli ultimi mesi borsistici che hanno generato non poca volatilità e colpi di scena. In particolare l’Europa ha rappresentato l’anello debole del sistema manifestando un’evidente divergenza ribassista nei confronti dei principali indici americani, ancora sostenuti dagli acquisti. Il punto di svolta, tuttavia, sembra ci sia stato in primis in seguito al referendum costituzionale per quanto riguarda la situazione italiana e, in seguito, all’estensione delle misure economiche straordinarie da parte di Mario Draghi per tutto il comparto europeo.

Quindi, cosa dovremmo aspettarci ora? Ebbene, facendo parlare i “fatti” del mercato ed analizzando le dinamiche dei prezzi sotto un profilo quantitativo, ci troviamo in stato di BUY su tutti gli indici mondiali (Clicca qui per vedere lo stato dei mercati) e in un periodo storico statisticamente profittevole per le borse: il Rally di Natale.

Ebbene, nonostante i sensazionalismi che spesso contraddistinguono i titoli delle testate giornalistiche in relazione al Rally di Santa Claus, descrivendolo quasi con un alone di magia e mistero, in realtà vi sono delle ragioni precise per le quali si registrano solitamente ritorni superiori alla media:

  • La naturale propensione rialzista del periodo e le dinamiche psicologiche degli operatori;
  • La propensione alle spese in concomitanza con il periodo delle feste ed i conseguenti maggiori profitti aziendali;
  • Gli aggiustamenti dei portafogli finalizzati a massimizzare i risultati di fine anno.

Secondo Stock Trader’s Almanac, dicembre è il mese migliore per investire ed è il miglior periodo dell’anno in quanto a ritorno medio mensile. Negli ultimi sessant’anni, il ritorno medio mensile è pari a +1,60% per lo S&P 500, +1,70% per il Dow Jones e +1,90% per il Nasdaq; inoltre il mercato è salito per 45 volte ed è sceso solo 15 volte, uno straordinario 75% positivo.

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E’ bene ricordare che, tuttavia, qualora Babbo Natale non dovesse arrivare, vi è una maggiore propensione del mercato al ribasso. Giusto per citare alcuni esempi ricordiamo il 1999 con una performance negativa del -4%! Poco dopo, nel gennaio del 2000, il Dow Jones iniziò una lunga e profonda discesa che vide un affondo del -37,8% nei successivi trentatre mesi. Il NASDAQ invece cominciò a scendere otto settimane dopo rispetto al Dow Jones e perse il -37,3% in dieci settimane, per finire con un incredibile -77,9% ad ottobre 2002. Situazione similare quella del 1990 con l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein o quella del 2007 quando fu registrata la terza peggiore performance natalizia dal lontano 1950. A seguire venne conclamato lo stato di crisi in seguito allo scandalo dei mutui subprime e dei loro derivati, con il secondo peggiore bear market che la storia ricordi. (vedi l’articolo Se babbo Natale non dovesse arrivare, l’orso potrebbe destarsi e attaccare).

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Il periodo migliore dell’anno tuttavia, cigni neri a parte, secondo un ragionamento squisitamente matematico rimane l’ultimo trimestre dell’anno e in particolare il mese di dicembre. Prendiamo come riferimento il ciclo quadriennale della Presidenza americana che ha inizio nel quarto trimestre dell’anno in cui si tengono le elezioni di metà mandato (ossia alla fine del secondo anno). Ebbene il semestre più positivo è quello che comprende gli ultimi tre mesi del secondo anno ed i primi tre del terzo anno: si toccano medie del 14,4% per il Dow Jones, del 15% per lo S&P ed uno stupefacente 24% per il NASDAQ (leggi l’articolo Magico ultimo trimestre).

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Alessandro Mastropaolo
direttore Investimentoplus

in collaborazione con Nicola Ruffo
Amministratore Delegato Ruffo & Partners Financial Advisor

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