L’importanza della finanza comportamentale nel processo di investimento

La finanza comportamentale nasce con l’intento di conciliare i modelli della psicologia cognitiva con le dinamiche di formazione dei prezzi di mercato, evidenziando la razionalità o l’irrazionalità degli operatori del mondo economico e finanziario.

Da un punto di vista storico-letterario uno dei testi che aprì le porte a studi più approfonditi sull’argomento fu “Prospect theory: Decision Making Under Risk” scritto da Kahneman e Tversky nel 1979. Il lavoro, all’epoca, fu rivoluzionario in quanto metteva per la prima volta ufficalmente in discussione la presunta razionalità che caratterizzava gli operatori economici così come sostenuto dai modelli di utiità dell’economia classica.

Ad oggi tuttavia l’importanza degli aspetti psicologici in merito alla formazione dei prezzi di mercato è un fatto ben assodato e numerosi sono gli studi che offrono chiavi interpretative a questa categoria di fenomeni che riguardano gli operatori di mercato e, sostanzialmente, fanno parte della natura umana.

Da un punto di vista pratico-operativo occorre precisare che l’attività di investimento è un’attività per certi aspetti “contro natura” in quanto si attivano una serie di processi, per lo più inconsci, che portano frequentemente a far prevalere la parte istintuale rispetto a quella logica-razionale. Paura e avidità sono gli elementi estremi che tendono poi a riflettersi anche negli eccessi di prezzo dei mercati finanziari.

Tra i fenomeni di ordine psicologico più comuni e degni di nota annoveriamo:

(Vedi anche l’articolo di Nicola Ruffo http://www.investimentoplus.com/2016/10/20/learning-operare-sui-mercati-finanziari-modo-profittevole/)

  • Loss avversion: fenomeno psicologico che nasce da una paura irrazionale nei confronti delle perdite.
  • Sunk cost effects: la tendenza generalizzata a dare maggior importanza al denaro speso rispetto a quello che sarà speso in futuro.
  • Disposition effect: la rovinosa tendenza che porta i più a realizzare subito i profitti e lasciar correre le perdite.
  • Outcome bias: la tendenza a giudicare le azioni intraprese in base al risultato ottenuto piuttosto che dall’aspetto qualitativo delle decisioni stesse
  • Recency bias: la tendenza a dare maggior importanza agli accadimenti più recenti rispetto a quelli passati
  • Anchoring: la tendenza a creare un eccessivo legame psicologico con le informazioni disponibili in un dato momento
  • Bandwagon effect: la tendenza, molto deleteria, a seguire le credenze diffuse. “E’ buono perchè lo dicono in tanti”
  • Belief in the law of small numbers: la tendenza a trarre conclusioni definitive da poche informazioni raccolte

Alla luce di questi fenomeni, pertanto, diviene opportuno per il trader-investitore dedicare risorse e tempo per migliorare gli aspetti psicologici e non solo quelli meramente tecnici della propria operatività. Sono tantissime, purtroppo, le persone che conservano titoli spazzatura per anni nei propri portafogli perchè non hanno voluto accettare una piccola perdita; o chi, soltanto perchè ha seguito i consigli della massa, ha effettuato decisioni deleterie per le proprie finanze.

La buona notizia, però, è che vi è la possibilità di lavorare su questi aspetti psicologici ed addirittura sfruttarli a proprio vantaggio. Anzitutto occorre un buon self control ed una disciplina che solo la metodica e la pratica possono insegnare. Per gli appassionati di psicologia cognitive vi sono invece tecniche e metodologie che insegnano a padroneggiare meglio le proprie risorse psichiche aumentando la razionalità a discapito dell’istinto. Una di queste è la mindfulness. Anche la meditazione tuttavia sembra garantire maggior lucidità mentale e chiarezza nel prendere le decisioni a quei trader che la applicano.

Alessandro Mastropaolo

Direttore editoriale Investimentoplus

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