Paura del futuro? Tutte le variabili da considerare nella costruzione di una pensione integrativa

Uno degli aspetti più delicati dell’attuale periodo storico è senza dubbio il tema delle pensioni. Tantissimi lavoratori e risparmiatori corrono oggi il rischio di ritrovarsi con risorse carenti una volta giunti all’età pensionabile. Ecco allora che diviene importante, se non essenziale, ricorrere a strumenti e strategie alternative atte a creare una pensione integrativa a quella pubblica.

Tra le soluzioni più gettonate c’è sicuramente il ricorso ai fondi pensione e alle polizze assicurative, ma vi sono anche altri tipi di strategie, spesso sottovalutate, che possono risultare più vantaggiose per il risparmiatore che abbia delle conoscenze finanziarie o la possibilità di affidarsi a consulenti qualificati. La soluzione in oggetto è la costruzione di un vero e proprio portafoglio finanziario bilanciato e ben diversificato, capace di generare ritorni interessanti nel tempo.

A tal proposito però, prima di buttarsi a capofitto nei mercati, occorre far luce su alcuni quesiti:

  • L’orizzonte temporale dell’investimento
  • L’impatto dei prelievi e dell’inflazione
  • La definizione di un obiettivo ragionevole
  • L’individuazione delle criticità
  • La scelta degli strumenti

Anzitutto andiamo a considerare il primo fattore, ossia l’orizzonte temporale dell’investimento che sarà funzione del’età attuale del risparmiatore e dell’aspettativa di vita. Ciò comporterà, attraverso un calcolo matematico, l’importo delle quote da versare in linea con gli obiettivi che si vuole raggiungere.

Fatto ciò andremo a calcolare l’impatto dei prelievi e dell’inflazione attesa. In funzione di questi due parametri potrebbe variare notevolmente l’equity del portafoglio e di conseguenza le risorse da cui attingere in età pensionabile. Per quanto riguarda i prelievi questi non dovrebbero essere mai superiori all’incremento del capitale durante il suo iter storico; la migliore delle ipotesi tuttavia sarebbe quella di non effettuare prelievi, piuttosto reinvestire integralmente cedole e dividendi così da sfruttare l’effetto di capitalizzazione composta in grado di imprimere un effetto leva sul portafoglio ed accelerare esponenzialmente il suo incremento in conto capitale.

Esempio di capitalizzazione composta con rendimento reale pari al 10% annuo del capitale

Per quanto concerne l’inflazioni invece occorre considerare che quest’ultima diminuisce il potere di acquisto erodendo il valore reale del capitale. Benché sia difficile calcolarne con esattezza il valore futuro occorre considerare che, alla luce delle recenti stime, il valore medio potrebbe attestarsi intorno al 2% annuo. Ciò vuol dire che a parità di altri fattori un capitale di 50.000 euro dovrà essere pari a circa 90.000 dopo 30 anni per mantenere lo stesso potere di acquisto. Detto in altri termini un capitale di 50.000 euro varrebbe soltanto 27.500 euro circa dopo 30 anni.

Alla luce di queste considerazioni occorre stabilire un obiettivo ragionevole ed operare una serie di simulazioni atte ad inquadrare una strategia robusta e quanto più realistica possibile. In linea di massima, in funzione della tipologia di investitore-risparmiatori, vi sono 4 differenti macro-obiettivi da ponderare:

  • Conservazione del valore reale del portafoglio
  • Crescita del valore del portafoglio
  • Individuazione di un valore specifico da raggiungere in un dato tempo
  • Esaurimento del valore del portafoglio entro un termine stabilito

Occorre poi considerare le criticità e i fattori di rischio dell’investimento specifico in funzione degli obiettivi su esposti. In linea di massima maggiore è il ritorno atteso e maggiore sarà il rischio di volatilità nel medio periodo. Tra i fattori di rischio pertanto annoveriamo la possibilità di incorrere in perdite potenziali nel corso del tempo cui la necessità di prevedere un sistema di gestione flessibile finalizzato a ridurre le perdite nei periodi di negatività ed aumentare i profitti nei periodi di positività. Affinché tale risultato sia raggiunto occorre avere un’esperienza di base nelle materie finanziarie oppure affidarsi a dei professionisti in grado di monitorare gli investimenti ed operare le opportune coperture qualora queste si reputino necessarie.

In ultimo occorre valutare quali strumenti scegliere per conseguire i risultati auspicati nella fase di pianificazione. Tra gli strumenti più interessanti vi sono, oltre alle azioni che presuppongono però esperienza e flessibilità nella gestione a causa della loro elevata volatilità, gli etf che offrono l’opportunità di differenziare il proprio portafoglio in maniera flessibile e a costi assolutamente contenuti. Gli etf infatti sono fondi a gestione passiva che replicano i più disparati strumenti finanziari (indici, panieri di azioni, obbligazioni, commodities ecc.) e consentono di investire quote frazionali di capitale essendo negoziati come se fossero azioni. Abbiamo pertanto con gli etf numerosi vantaggi rispetto ad altre tipologie di investimenti considerati classici, quali fondi e assicurazioni: differenziazione, bassi costi commissionali e bassi costi di gestione, scalabilità, semplicità di negoziazione, rapidità nell’esecuzione degli ordini, tagli minimi bassi che lo rendono adatto a qualsiasi capitale. Naturalmente occorre considerare anche qui alcuni fattori critici ossia il particolare regime di tassazione (vedi differenza tra redditi di capitale e redditi diversi) e la scarsa liquidità di alcuni etf per i quali occorre sempre affidarsi ad emittenti di qualità. Infine occorre effettuare ancora un’ultima considerazione: i cosiddetti etf a leva, a replica sintetica o quelli sulle commodities vanno maneggiati con cura a causa del loro deprezzamento, i primi per la natura intrinseca degli stessi e per gli effetti dei rollover ed i secondi per l’effetto contango.

Detto ciò, come si evince dall’articolo, non esiste una soluzione univoca per tutti gli investitori-risparmiatori ma occorre considerare una serie di fattori che variano in base alla situazione specifica. Ancora una volte è l’esperienze e la scelta del giusto consulente che fanno la differenza.

Per ulteriori informazioni al riguardo è possibile consultare l’articolo di Nicola Ruffo, amministratore della Ruffo e Partners Financial Advisor Srl: “Come sconfiggere il mostro chiamato pensione”

 

Alessandro Mastropaolo

Direttore editoriale Investimentoplus

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